Affitti, i bresciani in media spendono il 43% dello stipendio netto
È quanto emerge da un'elaborazione Cna sui dati dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate. Dal 2019 i canoni sono aumentati del 32%.
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Brescia. A Brescia l’affitto medio assorbe il 43% dello stipendio netto, dato che colloca il capoluogo al 17° posto in Italia e al secondo in Lombardia, dietro soltanto a Milano, per incidenza del costo dell’abitare sui redditi da lavoro. È quanto emerge da un’elaborazione Cna sui dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette tra il 2019 e il 2025. Nello stesso periodo, i canoni di locazione a Brescia sono aumentati del 32%, una crescita ben superiore a quella registrata dagli stipendi. Oggi, per sostenere il costo di un affitto medio annuo, sono necessari oltre cinque stipendi netti (5,2), a conferma di una dinamica che sta progressivamente riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e rendendo più complesso l’accesso alla casa.
Il fenomeno si inserisce in una tendenza nazionale che vede gli affitti crescere molto più rapidamente delle retribuzioni. Milano e Firenze guidano la classifica degli aumenti, con rincari vicini al 50% rispetto al 2019, ma anche numerose altre città registrano incrementi significativi, soprattutto nei territori caratterizzati da una forte attrattività economica, universitaria e turistica.
Secondo Cna Brescia, il tema dell’abitare non riguarda più soltanto le famiglie, ma ha ormai ricadute dirette anche sul sistema produttivo e sul mercato del lavoro. «Quando quasi uno stipendio su due viene assorbito dall’affitto, il problema non riguarda più soltanto chi cerca casa, ma l’intero territorio – commenta il presidente di Cna Brescia, Giordano Apostoli –. Le imprese, soprattutto quelle artigiane e le piccole aziende, incontrano sempre più difficoltà nel reperire personale qualificato. Se il costo dell’abitare continua a crescere più velocemente dei redditi, diventa sempre meno sostenibile per molti lavoratori scegliere di trasferirsi o rimanere nelle aree economicamente più dinamiche».
Brescia continua a distinguersi per capacità produttiva, occupazione e attrattività economica, ma proprio queste caratteristiche contribuiscono ad aumentare la pressione sul mercato immobiliare. «Il nostro territorio ha bisogno di giovani, competenze e professionalità per continuare a crescere – prosegue Apostoli –. Rendere disponibili alloggi a canoni sostenibili significa non solo rispondere a un bisogno sociale, ma anche sostenere la competitività delle imprese e la capacità del territorio di attrarre nuove energie».
Per Cna servono interventi strutturali che aumentino l’offerta abitativa, favoriscano il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato e sostengano la riqualificazione degli edifici esistenti. Senza un’azione concreta, il rischio è che il costo crescente dell’abitare diventi un freno alla mobilità professionale, alla permanenza dei giovani e, più in generale, alla crescita economica del territorio.
«Il tema dell’abitare non rappresenta più soltanto una questione sociale – afferma il presidente della Cna Dario Costantini – ma una vera emergenza economica che rischia di frenare crescita, investimenti e sviluppo locale. Servono interventi strutturali per aumentare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato, favorire la rigenerazione urbana e sostenere l’equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità sociale». Un Piano casa efficace, adeguati incentivi per la riqualificazione immobiliare rappresentano gli strumenti per fornire le risposte all’emergenza. L’alternativa è avere città sempre più costose, meno accessibili e incapaci di trattenere giovani, lavoratori e competenze indispensabili alla crescita del Paese.






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