Data Center di Travagliato: tra innovazione, megawatt e tutela del territorio

Un data center da 120 MW divide il paese politica, cittadini e ambientalisti chiedono chiarezza. Il sindaco: "Questione strumentalizzata per creare confusione".

A Travagliato il futuro arriva sotto forma di cemento, cavi e megawatt. Un investimento da 11 milioni di euro destinato a trasformare tredici ettari di terreno in una gigantesca macchina digitale: il nuovo tempio dei server, della potenza informatica e dell’intelligenza artificiale. La domanda che accompagna la vicenda è tuttavia inevitabile: quanto può ancora sopportare un Comune già sottoposto per decenni alla pressione dell’industria e delle infrastrutture? Il data center potrebbe sorgere in via Averolda, al confine con Ospitaletto, in una delle aree più strategiche della provincia di Brescia per collegamenti viari e autostradali. Numeri imponenti: 120 megawatt di potenza, 648 posti auto e spazi per i Tir, 60 generatori di emergenza, 130 mila metri quadrati di superficie complessiva. Una cittadella tecnologica con 48 mila metri quadrati destinati all’edificio principale e altri 2.500 alla stazione elettrica sotterranea. Una struttura industriale costruita su server, energia e cemento, ma con un elemento ancora avvolto nella nebbia: il nome dei soggetti che utilizzeranno realmente l’impianto. Il committente, la società East Gate Srl, è noto; molto meno lo sono i futuri abitanti di questa infrastruttura destinata a consumare quantità enormi di energia. Il confronto politico è appena iniziato e le posizioni appaiono già distanti. L’Amministrazione comunale invita alla cautela. Opposizioni e associazioni, invece, chiedono a gran voce una valutazione rigorosa, trasparenza e dati certi.

Sentito da quiBrescia.it, Il Sindaco Renato Pasinetti invita innanzitutto a distinguere i fatti dalle polemiche. “La questione è stata strumentalizzata per creare confusione e preoccupazione nella cittadinanza. Oggi non esiste alcun cantiere: è stata presentata soltanto una pratica edilizia, peraltro incompleta degli elementi necessari per una valutazione definitiva, e quindi non approvata dall’Amministrazione”. Il primo cittadino definisce inoltre “paradossale” la richiesta delle opposizioni di istituire una consulta dedicata al monitoraggio di un’opera che gli stessi dichiarano di non condividere e ribadisce che ogni decisione sarà assunta attraverso atti pubblici, al termine dell’iter amministrativo.

Di diverso avviso Christian Bertozzi, capogruppo della Lista Bertozzi Sindaco, secondo il quale la questione non riguarda il rifiuto dell’innovazione, ma la compatibilità dell’opera con un paesaggio già fortemente segnato. “Non siamo contrari al progresso, ma riteniamo del tutto inopportuna la realizzazione di un’opera di queste dimensioni in un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di cave, discariche e consumo di suolo”. Bertozzi rivendica inoltre il risultato ottenuto in Consiglio comunale con l’approvazione unanime della consulta dedicata alla progettazione e chiede che venga attivata rapidamente, con l’obiettivo di analizzare la documentazione, coinvolgere esperti e garantire la massima trasparenza. Contestualmente sarà predisposta sul sito del Comune una sezione dedicata con tutti gli atti disponibili.

Sul tema del metodo insiste anche Alberto Trainini di Travagliato Bene Comune, che concentra la propria critica sulla gestione del confronto pubblico. “Su un progetto destinato a incidere sul territorio per decenni non si può mantenere il silenzio per mesi. Servono dati certi, studi indipendenti e una valutazione approfondita degli impatti su energia, risorse idriche, consumo di suolo, rete elettrica, ambiente, sistema produttivo e occupazione”. Il dibattito ha superato anche i confini del Consiglio comunale.

Miriam Rossella Delbarba, in rappresentanza dei cittadini vicini al Movimento 5 Stelle, evidenzia infatti l’iniziativa della consigliera regionale Paola Pollini, che ha presentato alla Provincia di Brescia una richiesta formale di accesso agli atti relativa all’intero iter autorizzativo. L’obiettivo è acquisire la documentazione tecnica e amministrativa disponibile, compresi gli eventuali studi sugli impatti energetici, idrici e ambientali.

La posizione più critica arriva da Legambiente Franciacorta, attraverso Silvio Parzanini. L’associazione richiama l’attenzione sul contesto territoriale nel quale dovrebbe sorgere il data center: un’area al confine tra Travagliato, Castegnato e Ospitaletto già oggetto nel 2015 di rilievi da parte dell’ATS di Brescia per la presenza di molteplici fattori di pressione ambientale. “Prima di ogni scelta vogliamo conoscere con precisione gli effetti che l’impianto produrrà sull’ambiente e sulla salute dei cittadini”. Secondo Parzanini, alla luce degli elementi oggi disponibili, il piano appare difficilmente compatibile con una zona che avrebbe invece bisogno di interventi di risanamento e bonifica, citando in particolare “la discarica Vallosa di Passirano e la fonderia Montini di Travagliato, classificata come industria insalubre di prima classe”. L’associazione, pur riconoscendo il ruolo strategico dei data center nello sviluppo tecnologico ed economico, chiede che “opere di questa portata siano accompagnate da valutazioni rigorose, trasparenza amministrativa e un reale coinvolgimento della comunità”.

Il confronto è soltanto all’inizio. Presto, però, il rumore delle contrapposizioni dovrà lasciare spazio alla forza dei fatti. Un’opera di queste dimensioni può rappresentare un’opportunità di sviluppo oppure trasformarsi nell’ennesimo monumento a un’idea di progresso incapace di fare i conti con la sensibilità ambientale. Su un principio, tuttavia, non dovrebbero esistere divisioni: decisioni destinate a cambiare il volto di una comunità non possono nascere nel silenzio né essere calate dall’alto come un destino inevitabile. Il progresso non si misura in megawatt o nel numero dei server installati, ma nella capacità di coniugare innovazione, trasparenza, tutela dell’habitat e interesse pubblico.

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