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Esercitazione bellica a Ghedi, “Spreco di risorse pubbliche”

In una lettera al prefetto di Brescia il Movimento nonviolento e altre associazioni bresciane stigmatizzano la presenza sul suolo italiano delle "armi di distruzione di massa" e l'utilizzo di risorse in campo militare.

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(red.) Nei giorni scorsi la notizia che alla base dell’aeronautica militare di Ghedi (Brescia) si è svolta l’esercitazione Nato prevista dagli accordi dell’Alleanza Atlantica con l’impiego di aerei adibiti al trasporto di ordigni nucleari.
Sulla vicenda sono intervenuti, con una lettera aperta al prefetto di Brescia Attilio Visconti, diverse associazioni del territorio, tra cui Acli Bresciane, Agesci Brescia 5, Comunità capi, Agesci Brescia, Azione Cattolica Italiana Brescia, Cooperativa Cattolico Democratica di Cultura, Missione Oggi, Movimento dei Focolari, Movimento Nonviolento, Pax Christi Brescia, Rosa Bianca, Ufficio per l’impegno Sociale Diocesi di Brescia.

Nella missiva si evidenzia che “semmai ce ne fosse bisogno, questa è l’ennesima conferma della presenza di bombe atomiche sul suolo dello Stato italiano e, in particolare, sul nostro territorio provinciale. Siamo fermamente convinti che non solo l’uso degli ordigni atomici, ma anche il loro possesso sia fortemente immorale. Inoltre riteniamo che la presenza di ordigni atomici in Italia confligga pesantemente con l’articolo 11 della nostra Costituzione e con il Trattato ONU contro la proliferazione nucleare (art. 2) ratificato dall’Italia il 2 maggio 1975”.

“Le armi nucleari”, scrivono i firmatari della lettera al prefetto, “sono armi di distruzione di massa, che nulla hanno a che vedere con la difesa della patria, che avrebbe bisogno di implementare ben altri sistemi di difesa (sociale, sanitaria, ambientale, ecc. A questo proposito rammentiamo che dal 2017 giace in Parlamento la Proposta di legge di iniziativa popolare per una difesa civile non armata e nonviolenta). Invece, queste reali e gravi emergenze sono pregiudicate anche dall’ingente spreco di risorse economiche destinate alle spese militari”.

“Con la presente”, concludono gli scriventi, “vogliamo ribadire la nostra netta contrarietà alla presenza di armi di distruzione di massa ed alle esercitazioni nucleari nella nostra provincia, nel nostro Paese e nel mondo intero. Contrarietà peraltro ampiamente diffusa nella società bresciana che vede 56 enti locali, 170 associazioni, gruppi, parrocchie, e migliaia di cittadini e cittadine a sostegno della Campagna “Italia, ripensaci” perché anche il nostro Paese ratifichi il Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari”.

Una “richiesta”, chiosano le associazioni, “condivisa anche dalla stragrande maggioranza della società italiana, e confermata da un sondaggio YouGov del novembre 2020, che rileva come l’87% della popolazione sia favorevole alla ratifica del Trattato da parte dello Stato Italiano”.
“Le chiediamo”, conclude la lettera, “di trasmettere al Governo queste nostre considerazioni, auspicando che, anche attraverso una rivisitazione delle destinazioni economiche del Pnrr, possano prevalere scelte e strategie orientate al “bene comune” e non agli interessi strategici delle grandi potenze, alle quali si è posta al servizio l’industria bellica”.

 

 

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