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Gioco azzardo, a Brescia 1.500 euro in slot

Secondo un'inchiesta del Giornale di Brescia, la nostra provincia è al secondo posto in Lombardia per numero di imprese legate. Ma sono in diminuzione.

(red.) Brescia e il gioco d’azzardo. Brescia e le slot machine. E’ un rapporto costante che da tempo preoccupa famiglie e addetti ai lavori per il modo in cui si decide di spendere il proprio denaro, spesso derivante dalla busta paga appena incassata, oppure dalla pensione. Secondo un’inchiesta realizzata dal Giornale di Brescia, nella nostra provincia in media ogni giocatore mette fino a 1.500 euro all’anno nelle macchinette attive nei bar e tabaccherie. Tenendo conto che ci sono, ovviamente, anche persone che scelgono di non giocare, c’è però chi spende anche 600 euro al mese. In pratica, circa metà stipendio di un operaio generico. Cifra che diventa più preoccupante nel caso in cui si trattasse di un pensionato che non guadagna molto.
L’occasione di parlare del gioco d’azzardo è l’annuncio del presidente del Consiglio Matteo Renzi di voler far rimuovere le slot machine dalle attività commerciali non specializzate. Per quanto riguarda i numeri, riportati dal quotidiano bresciano sulla base di quelli forniti dalla Camera di Commercio, la nostra provincia è al secondo posto in Lombardia (dopo Milano) per la quantità di imprese addette al gioco. Erano 153 nel 2015, in calo rispetto alle 181 dell’anno precedente e in ulteriore riduzione nel 2016, con una diminuzione generale, in Regione, del 25%. Segno, secondo l’assessore Viviana Beccalossi, che la sua legge avrebbe inciso sull’etica.
E’ il provvedimento 11 del 2015, ispirato dall’assessore all’Urbanistica e Territorio lombardo, che vieta l’introduzione di nuove macchinette a meno di 500 metri dai luoghi considerati più sensibili, tra chiese, scuole e centri ricreativi. Ma non riguarda quelle già installate regolarmente prima dell’arrivo della norma. Per quanto riguarda gli esercenti, cioè i titolari delle attività, dicono di vedere persone che passano anche intere giornate a sperperare il proprio denaro. “Non siamo psicologi e non è possibile che dobbiamo essere noi a disincentivare il gioco d’azzardo – affermano alcuni, interpellati dal giornale bresciano – guadagniamo in questa attività, ma lo Stato ancora di più. E non pensiamo che farà rimuovere le macchinette”.

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