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Albero della vita, ora c’è l’accusa di plagio

L'ha lanciata l'architetto inglese Chris Wilkinson, che col collega Andrew Grant, ha progettato e realizzato i super-alberi dei Gardens by the Bay a Singapore.

albero vita Expo 2015(red.)  Non c’è pace per l’opera simbolo del Padiglione Italia per Expo 2015: dopo lo stop per sospetti di corruzione per l’Albero della vita arriva ora da Singapore l’accusa di plagio da parte dell’architetto inglese Chris Wilkinson, che insieme al collega Andrew Grant, ha progettato e realizzato i super-alberi dei Gardens by the Bay di Singapore.
Un’accusa che riguarda in prima istanza il direttore artistico del Padiglione italiano, Marco Balich, autore del concept dell’albero, su cui l’Autorità anti corruzione di Raffaele Cantone aveva già sollevato dei dubbi, a partire dall’affidamento diretto di una sponsorizzazione da due milioni di euro da parte di Coldiretti.
Dando il via libera all’opera, l’Anac aveva deciso che Balich non avrebbe potuto realizzare la progettazione ingegneristica dell’Albero della vita, che è stata affidata a una cordata di imprese bresciane, che si farà carico di 3,7 milioni di spese. Al Politecnico di Milano invece è stato affidato il bando per gli allestimenti tecnologici. Il ruolo di Balich è rimasto quello di consulente del progetto artistico, e l’Anac si è premurata di evitare che alla realizzazione dell’Albero poi partecipino la società di Balich e quelle che hanno lavorato alla definizione del progetto.
Ora anche l’accusa di plagio da Singapore, dove già esistono degli alberi giganteschi che sono generatori di energia catturata dal sole e dalla pioggia. Marco Balich ha replicato dicendo che le accuse lo fanno sorridere e definendo “quantomeno un presuntuoso” chi voglia esercitare un copyright sulla forma di un albero. Un sorriso che potrebbe però accompagnare, con il senno di poi, anche il commento dei giorni scorsi fatto dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini che, proprio parlando dell’Albero della vita, aveva definito l’Expo come un’occasione per difendere il Made in Italy dai tanti falsi in giro per il mondo. A Londra e Singapore, in questo momento, hanno un’opinione diversa. E Wilkinson affila le armi legali per, come ha dichiarato alla stampa internazionale, “tutelare la proprietà di una idea che riteniamo nostra, apprezzata da dieci milioni di visitatori solo negli ultimi due anni”.

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