Campus, «Del Bono non ha rispettato i patti»

Il rettore della Statale di Brescia critico sull'uscita pubblica del sindaco sul progetto alla ex Randaccio. Il primo cittadino: «I soldi non ci sono».

(red.) Due “non mi piace”. Sono quelli espressi dal rettore dell’Università Statale di Brescia, Sergio Pecorelli, in merito all’affaire Campus alla Randaccio.
Il rettore è intervenuto con una nota per commentare “l’uscita” del sindaco di Brescia Emilio Del Bono che ha annunciato l’ipotesi di un “piano B” per condurre in porto il progetto di una nuova residenza universitaria in città.
Quello che non è andato giù al numero uno della Statale è la pubblicità data all’ipotesi di realizzare alloggi e sale studio nell’ex caserma (per i quali il Miur-Ministero Università e ricerca- ha predisposto un fondo da 13 milioni di euro) “incentivando” Cassa depositi e prestiti (Cdp) ad investire sul progetto. E non è piaciuto nemmeno il fatto che, secondo quanto afferma Pecorelli, la Loggia non abbia mantenuto il “patto del silenzio” che era stato chiesto sul progetto Campus.
«Le parti- afferma il rettore dell’UniBs- si erano formalmente impegnate, proprio con il Prefetto e in ciascuno delgi incontri effettuati, ad un silenzio stampa funzionale a creare un clima di responsabilità e di non strumentalizzazione». Presupposto che, ribadisce Pecorelli, era «necessario per capire quali fossero le reali intenzioni del Comune, che ad oggi non ha inviato alcuna nota formale di “uscita” dagli accordi assunti».
L’ipotesi poi di ricorrere alla Cdp esula, secondo la Statale, dagli accordi intercorsi, e «modifica lo scenario a suo tempo delineato».
Pecorelli ricorda come fondamentale sia, per il buon esito del progetto, che il Comune predisponga un progetto esecutivo per il campus, ricordando anche che la Loggia si era impegnata a cofinanziare l’intervento.
Si tratta di un fondo da 9 milioni di euro che, però, come ha spiegato Del Bono, non è mai stato disponibili da parte della Loggia. Men che meno oggi, con un bilancio “equilibrista”.
Il progetto strategico della Statale, ha rimarcato il rettore, cioè la “mission” dell’Ateneo, è quella di dare all’Università un respiro internazionale  basando la propria priorità istituzionale nella «tematica Health & Wealth».  Un tipo di formazione che potrebbe attrarre anche docenti e studenti da tutto il mondo.
La Statale ha fatto anche sapere di voler comunque facilitare il progetto campus, affermando di avere già contattato imprenditori interessati all’operazione, così come la stessa Cdp. La Statale ha ottenuto un finanziamento regionale da 600mila euro e si è impeganta per una cifra di 15milioni di euro per le gestione della struttura (per 30 anni) e per le spese degli arredi. Insomma, l’Università non ci sta ad essere additata come «responsabile della eventuale non realizzazione dell’intervento sulla caserma Randaccio».
La replica del primo cittadino Emilio Del Bono non si è fatta attendere: «Siamo favorevoli al campus- ha detto il sindaco- ma non può essere il Comune a realizzarlo».
E sull’accusa di avere rotto “il patto del silenzio”, Del Bono ha replicato di essere stato chiamato a rispondere del progetto alla Randaccio nel corso della Commisisone convocata dall’opposizione, evidenziando che nessuno dei consiglieri, fino a quel momento, sapeva dell’ipotesi di coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti, ma che l’Università era invece «a conoscenza di tutti i passaggi».
E sullo stanziamento da 9 milioni di euro, Del Bono si è smarcato dalle accuse, affermando che l’impegno della Loggia a reperire i soldi era stato sottoscritto nel 2011, prima che Del Bono venisse eletto. «Ora quei soldi non ci sono» ha detto il sindaco, evidenziando come sia impossibile recuperarli, adesso, tutti in una volta. Ecco perchè l’ipotesi di coinvolgere la Cassa depositi e prestiti.

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