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Stamina, «perso oltre un anno di lavoro»

La scienziata e senatrice Elena Cattaneo: «80 settimane di laboratorio perse per combattere la battaglia in difesa del vero metodo scientifico».

(red.) Un anno e mezzo di lavoro in laboratorio perso: è questo il caro prezzo che i ricercatori come Elena Cattaneo hanno dovuto pagare per scendere in campo e combattere la loro battaglia contro Stamina in difesa del vero metodo scientifico. A raccontarlo è la stessa senatrice a vita sulla rivista Nature, in un articolo di commento pubblicato insieme a Gilberto Corbellini, storico della medicina all’Università Sapienza di Roma.
«Gli ultimi 18 mesi sono stati come una montagna russa di speranza, disappunto, trionfo e indignazione», scrivono Cattaneo e Corbellini ricordando tutte le tappe della ”crociata” contro Vannoni combattuta insieme a colleghi come Paolo Bianco, direttore del Laboratorio cellule staminali dell’Universita’ Sapienza di Roma, e Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia. Nell’articolo si ricordano tutti gli sforzi e i sacrifici fatti, come le nottate passate a ricostruire quanto di torbido si nascondeva dietro Vannoni per poi informarne la stampa e i politici, ma anche le lettere di minaccia e gli attacchi informatici subiti. ”Ciascuno di noi ha sacrificato dalle 60 alle 80 settimane di lavoro”, ”ma ne è valsa la pena».
Il caso Stamina è lo spunto anche per un altro articolo pubblicato su Nature da Paolo Bianco, fra i massimi esperti internazionali di staminali mesenchimali, e Doug Sipp, del Riken Center for Developmental Biology di Kobe, in Giappone. I due esperti affermano che le staminali vengono ormai usate come strumento per scardinare le norme che regolano l’immissione dei farmaci in commercio. Questa ‘deregulation’, a loro avviso, potrebbe causare gravi conseguenze: da un lato scoraggerebbe la ricerca di nuovi farmaci sempre più efficaci e sicuri, mentre dall’altro permetterebbe alle aziende di scaricare i costi della sperimentazione sui pazienti, che diventerebbero a tutti gli effetti delle cavie per trattamenti di dubbia qualità.

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