San Bartolomeo dice “no” al polo industriale

Lunedì si è svolta l'assemblea pubblica che ha discusso dell'impianto in progetto. Perplessità condivise anche da Gianluigi Fondra e dalla Tiboni.

(red.) Erano circa 200 i cittadini bresciani che lunedì sera si sono ritrovati all’assemblea pubblica per discutere del polo industriale che dovrebbe sorgere tra San Bartolomeo e Casazza. All’incontro hanno parlato gli assessori Michela Tiboni (Urbanistica), Gianluigi Fondra (Ambiente) e Marco Fenaroli (Partecipazione).
Secondo il progetto presentato al Comune di Brescia, sull’area in questione sorgerebbe un capannone di 8.400 mq e 9 metri d’altezza destinato ai macchinari per il taglio dell’acciaio e agli uffici, oltre ad una tettoia all’aperto per l’accatastamento delmateriale di scarto e all’area di movimentazione esterna. Il progetto, a carico della società Milesi srl di Villa Carcina, preoccupa non poco i residenti della zona, già soffocati dalle emissioni dell’acciaieria Ori Martin, che vi si oppongono fermamente.
I timori riguardano soprattutto la lavorazione del ferro, di cui si occupa l’azienda valtriumplina e che potrebbero comportare numerosi rischi per la salubrità dell’area. Preoccupazione raccolta e rilanciata anche da Fondra:  
«Infatti bisogna che ci sia una perfetta tutela a lungo termine – dichiara -, anche se non è nelle intenzioni della Milesi effettuare tal genere di lavorazioni nel sito».
Ma durante l’assemblea la perplessità dei cittadini è rimasta pressoché intatta e le rassicurazioni degli amministratori, anch’essi perplesso, non hanno fatto che rafforzare i pareri negativi. 
Per Fondra, «il punto fondamentale è che l’area in cui si trova il quartiere di Casazza è parte di un corridoio ecologico che dev’essere assolutamente tutelato e il progetto che ci è stato presentato non convince sindaco e Giunta.

 

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