Profacta, Comitato: “Noi, inascoltati”

Dopo la richiesta fatta dalla Procura di revocare l'autorizzazione per la discarica, gli ambientalisti chiedono perché nessuno ha mai dato retta alle loro proteste.

(red.) “Apprendiamo dalla stampa che la Procura di Brescia ha ufficialmente chiesto all’assessore regionale Terzi la revoca definitiva dell’autorizzazione rilasciata a Profacta per la discarica di amianto di via Brocchi”.
In una lunga lettera, il Comitato spontaneo contro le nocività  chiede alle diverse istituzioni perché non abbiano mai ascoltato le sue richieste. “La relazione del consulente tecnico d’ufficio è categorica: quella discarica non rispetta le fondamentali prescrizioni per lo smaltimento di un materiale pericoloso come l’amianto. E’ collocata a ridosso di un popoloso quartiere, a 69 e 77 metri dalle prime case; non ha alcun sistema di drenaggio e pertanto l’acqua piovana ne allaga periodicamente il fondo. Inoltre l’amianto già conferito è stato, nel trenta per cento dei casi, smaltito in modo irregolare: è presente dell’amianto frantumato, i teli che avvolgono le lastre sono rotti e le lastre non sono state trattate su entrambe le superfici come prescrive la normativa”.
Da quattro anni il Comitato spontaneo contro le nocività si batte strenuamente contro la discarica di amianto Profacta di via Brocchi, in molti modi ed in tutte le sedi. “Un presidio permanente ha bloccato per sette mesi i lavori di allestimento della discarica, è stato presentato insieme al CODISA un ricorso che denuncia le irregolarità dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione Lombardia, sono state fatte numerose manifestazioni per esprimere il dissenso della cittadinanza. Con incontri, comunicati, assemblee pubbliche, lettere, osservazioni e raccolte firme abbiamo in molte occasioni fatto presente alla Prefettura, al Comune di Brescia, alla provincia di Brescia e alla Regione Lombardia che questa discarica avrebbe messo in grave pericolo la salute dei cittadini e dell’ambiente, senza ottenere alcun risultato. Nel tentativo di sensibilizzare le autorità locali al problema, per un mese abbiamo effettuato uno sciopero della fame a staffetta davanti a palazzo Loggia che si è concluso quando il Consiglio Comunale ha approvato una mozione che, tra le altre cose, impegnava il Sindaco a muovere passi verso l’imprenditore al fine di ottenere almeno una sospensione dei lavori. Se questi passi siano stati fatti non sono stati molto proficui perchè comunque i lavori sono iniziati lo scorso ottobre a dispetto di tutto e di tutti e nonostante si sia ancora in attesa di una sentenza del Consiglio di Stato”.
Dall’inizio del conferimento dell’amianto, il Comitato ricorda di aver quotidianamente presidiato la discarica, documentando le irregolarità che hanno portato all’intervento di Arpa e Corpo Forestale dello Stato giungendo al sequestro dell’area da parte della Procura di Brescia. “Esprimiamo oggi grande apprezzamento per il prezioso lavoro della magistratura, che è intervenuta con competenza e rigore per impedire i gravi pericoli connessi al mancato rispetto delle norme; ci poniamo però alcune domande. Come ha potuto la Regione Lombardia rilasciare un’autorizzazione integrata ambientale per una discarica di amianto collocata in città, che non garantisce le più elementari misure di sicurezza e non rispetta la normativa vigente? Perché il sindaco di Brescia Adriano Paroli, che dovrebbe essere il garante della salute dei cittadini, non ha mai mosso un dito per impedire che questa discarica fosse realizzata e, solo a fronte della forte sollecitazione dovuta allo sciopero della fame dei membri del nostro comitato, si è finalmente espresso limitandosi ad esternare del semplice “disagio” nei confronti di una discarica così avversata dalla cittadinanza? E infine, perchè gli enti preposti non hanno mai prestato ascolto alle più che fondate proteste degli abitanti,limitandosi a rassicurare ed a garantire l’indiscutibile (secondo loro) sicurezza dell’impianto? Perché non è stata tenuta in nessun conto la motivata e documentata opposizione espressa dai comitati ambientalisti?”
In conclusione, pur essendo soddisfatti dello spiraglio che si è aperto per la soluzione del problema discarica, il Comitato esprime amarezza per il comportamento degli enti locali e territoriali coinvolti. “Vorremmo poterci fidare dei tecnici del servizio pubblico e di chi amministra la cosa pubblica: questa vicenda, così come altre analoghe, dimostra invece che, purtroppo, da loro ci dobbiamo difendere. Forse i 30.000 bresciani che hanno disertato le urne alle recenti elezioni amministrative rappresentano anche un giudizio sull’operato di queste istituzioni, sempre più lontane dai bisogni e dagli interessi dei cittadini e sempre più al servizio degli interessi e dei profitti di pochi speculatori senza scrupoli. Ora riteniamo che sarebbe opportuno che la Regione stabilisse la moratoria per tutte le autorizzazioni di discariche di amianto in corso in Lombardia e la promozione di studi mirati alla ricerca e” applicazione delle migliori tecniche per l’inertizzazione”.

 

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