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Giro d’Italia a Brescia? ‘Per soldi e politica’

Per Il Fatto quotidiano, dietro alla scelta di fissare nella nostra città la conclusione della manifestazione sportiva, si celerebbero questioni elettorali ed economiche.

(red.) La Tappa finale del 96esimo Giro d’Italia? A Brescia per motivi “economici e politici”.
A scriverlo è Il Fatto quotidiano che, con un pesante affondo, ricorda come la manifestazione ciclistica non si concluderà quaest’anno, il 26 maggio, “a Milano, dove la competizione è nata, dove risiede Rcs che la organizza, e dove dagli anni Novanta è sempre terminata, con due sole eccezioni”, ma a Brescia, dove, viene ricordato, “si terrà il primo turno delle elezioni comunali e l’arrivo della maglia rosa rischia di essere uno splendido spot elettorale per il sindaco uscente, Adriano Paroli, ricandidato con il Pdl”.
Il quotidiano riporta le dichiarazioni del Comune di Milano che ha evidenziato come “anche quest’anno è stata presentata un’offerta ritenuta congrua (intorno al 100mila euro ndr) per ospitare l’arrivo della corsa nella città che lo ha visto nascere e mantenere la tradizione. Invece gli organizzatori hanno deciso di fare arrivare la carovana a Brescia, che offriva più soldi”.
Quanti soldi? In città si parla di circa mezzo milione di euro. “Il Giornale, nell’edizione del primo ottobre 2012 parlava di 700mila euro, cifra con cui Brescia aveva battuto al fotofinish Vicenza, che ne offriva 600mila”.
A seguito di tale ridda di cifre si sollevò anche la voce di Vito Crimi, all’epoca non ancora capogruppo grillino al Senato che invitava la Loggia “alla trasparenza nei contratti” dettagliando “quanto costerà all’amministrazione comunale” e annunciando che il Movimento 5 stelle avrebbe vigilato su una vicenda che aveva tutto il sapore dello spot elettorale.
Sulla stessa linea anche il candidato sindaco del Pd Emilio Del Bono che aveva chiesto delucidazioni sui costi dell’operazione.
“Sette mesi dopo, però”, sottolinea Il Fatto quotidiano, “né Pd né tanto meno M5s hanno esaminato quegli atti. Avevano promesso ai loro elettori che avrebbero scandagliato da cima a fondo i documenti, ma non l’hanno fatto. La spiegazione? “Siamo stati impegnati in altre battaglie”, come hanno confermato a ilfattoquotidiano.it entrambi i portavoce dei candidati sindaci di Pd e M5S.

 

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