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Caffaro, la bonifica accende lo scontro

Dopo la puntata di Presa Diretta, le voci dei politici. Vilardi: "Interventi con i soldi del 2007", Del Bono: "Dal 2008 tutto fermo", Castelletti: "Tema non sottovalutabile".

(red.) La puntata di “Presa Diretta”, trasmissione in onda domenica sera su Rai Tre condotta da Riccardo Iacona, ha risollevato il dibattito e l’attenzione sul caso Caffaro di Brescia, il Sin, sito di interesse nazionale, contaminato da Pcb e diossine, in attesa, da oltre un decennio, della bonifica.
La puntata ha sollevato un polverone di polemiche, come  era logico aspettarsi, e un botta e risposta tra amministratori passati ed attuali. Mentre l’ex sindaco Paolo Corsini ha voluto precisare, al Bresciaoggi, alcuni aspetti di una sua intervista andata in onda domenica “tagliata” in alcune parti, ribadendo le iniziative messe in atto dalla sua Giunta (2001-2008) appena emerse la gravità della contaminazione del sito di via Milano, anche gli attuali amministratori in Loggia hanno voluto puntualizzare la propria posizione ed il proprio operato.
Come ha spiegato l’assessore all’Ambiente Paola Vilardi, nei giorni scorsi, la Regione ha sottoscritto un accordo con la Sogesid (società partecipata dal ministero dell´ambiente) per avviare la bonifica della Caffaro. E’ stata poi annunciata una conferenza stampa che si terrà nei prossimi giorni per conferire sulla vicenda. Tuttavia, la stessa Vilardi, utilizzando Twitter, ha bollato la trasmissione “Presa Diretta” come “informazione distorta e trasmissione faziosa”, ricordando che, in merito ai fondi per la bonifica del sito, “In quel momento i soldi c´erano, poi sono stati spazzolati e alla fine ne sono tornati di meno”.
Secondo quanto prevede l’accordo stipulato in Regione, a disposizione  ci sono 4,5 milioni dei 6,7 erogati dal ministero nel 2007. Una cifra tuttavia insufficiente a coprire la bonifica dei 30 km di rogge inquinate e (successivamente) dei parchi Calvesi, Passo Gavia, via Parenzo.
Posticipato, invece, il progetto di biorisanamento di Ersaf su cento ettari di terreni agricoli (costo 1,2 milioni), che verrò realizzato in estate.
Sulla vicenda si sono sollevate diverse voci politiche bresciane. Tra queste quella di Laura Castelletti, candidato sindaco con “Brescia per Passione”, che, sul suo blog, ha puntualizzato che “il 4 febbraio 2012, preoccupata dalle tante notizie negative che quotidianamente giungevano sullo stato dell’ambiente cittadino (aggravarsi delle condizioni di aria, acqua e suolo), ho chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale sull’Ambiente in diretta televisiva (per avere la possibilità d’informare tutti i nostri concittadini) con una lettera”. “La proposta, che ha trovato qualche ostacolo, é poi stata accolta”. “Grazie alla richiesta”, spiega Castelletti, “ha avuto inizio un iter di approfondimento molto utile che ha visto, in preparazione del Consiglio Comunale, la convocazione di numerose commissioni consiliari alla presenza stelle massime autorità sanitarie e ambientali  (Asl, Arpa…). É stata anche l’occasione un confronto con la consulta dell’Ambiente e alcuni comitati presenti sul territorio”.
“Purtroppo”, chiosa la candidata sindaco, “giunti all’ultima parte dei lavori, coordinati dal Presidente Francesconi, la commissione non é riuscita a licenziare un documento condiviso e il lavoro di quei mesi é rimasto privo della ragione per il quale avevo chiesto il Consiglio Comunale: il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini rispetto a quanto stava avvenendo”. “Le notizie raccolte la primavera scorsa non evidenziavano una situazione delle proporzioni oggi descritte, certamente un Consiglio Comunale avrebbe reso tutti più coscienti che il tema ambiente-salute non può essere sottovalutato da nessuno”.
Anche Emilio Del Bono, candidato sindaco del Pd, sul suo blog, attacca il Consiglio comunale: “Nel 2008 è cambiato il Governo, e Paroli è diventato sindaco della città e deputato alla Camera: da allora a oggi, nonostante il doppio ruolo del primo cittadino e l´unità politica Pdl-Lega dalla Circoscrizione al Governo, passando per Comune, Provincia e Regione, tutto si è bloccato. I 6,5 milioni si sono persi in procedure burocratiche fra ministero e Regione (fallimento della ditta incaricata, vincoli assurdi del patto di stabilità voluto da Tremonti), tanto che nel novembre 2012 è stato presentato alla stampa come una grande novità un “accordo” con la Regione per lo sblocco di soli 1,2 milioni, di cui poi si è peraltro persa ogni traccia”. “Dal 2011”, ha ricordato Del Bono, “tutti i residenti della zona inquinata pagano di nuovo la tassa sui rifiuti, nonostante la bonifica sia ben lontana”.

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