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Emergenza casa, Paroli: “Servono risorse”

Il sindaco di Brescia al convegno organizzato dalla Cgil sul tema abitativo. Per la Camera del Lavoro la Loggia deve mettere a disposizione gli immobili sfitti e vuoti.

(p.f.) Mentre gli attivisti di Comitato provinciale contro gli sfratti e l’associazione Diritti per Tutti occupavano l’ufficio dell’assessore Giorgio Maione in piazzale Repubblica, a pochi metri, nella sede della Cgil di via Folonari, il sindaco di Brescia Adriano Paroli è intervenuto al convegno organizzato dal sindacato proprio sul tema dell’emergenza abitativa.
“E’ un po’ che si parla di nuove povertà, e alle nuove povertà”, ha spiegato, “dobbiamo proporre nuove riposte. Ma per rispondere ci devono essere anche delle risorse”. Risorse, che, come è noto, sono sempre meno disponibili per i Comuni. “Non ci sfugga che il governo ha reso più complicato il lavoro dei Comuni, stabilendo che gli  oneri di urbanizzazione non siano destinati alla parte corrente, ma vadano tutti in conto capitale. Questo creerà problemi a tutti i bilanci”. Brescia, secondo Paroli, sa dare risposte anche autonome, grazie ad un tessuto sociale che sa trovare un paracadute. “Succede, però, che aumentano i problemi e i paracadute restano uguali. E’ innegabile”, ha proseguito il primo cittadino, “che ci siano situazioni anche di irresponsabilità, di chi pensa di aver diritto a non pagare mai nulla. Ma ci sono anche situazioni nuove, di anziani, che non riescono più a pagare l’affitto e che non possono neanche accedere alle graduatorie Aler, perché con 650 euro al mese rischiano persino di essere ricchi rispetto ad altre situazioni”.
Le risposte sono difficili da trovare. “Nessuno ha le soluzioni sotto mano”. Dalla Cgil, arriva però qualche indicazione. “A Brescia abbiamo ormai 500 sfratti esecutivi all’anno”, ha ricordato Oriella Savoldi, “672 nel 2012, ma le persone coinvolte sono di più. Vorticosa la percentuale incolpevole, passata dal 6-7% di prima del 2007 al 95% degli ultimi anni”. In città, il 28% di nuclei famigliari vive in locazione, il 22% in provincia, mentre la percentuale italiana è del 20%. Il numero di abitazioni pubbliche a Brescia è di 11mila, di cui 7mila di proprietà dell’Aler, un numero insufficiente in rapporto alle richieste, visto l’aumento delle domande. “Il tessuto economico bresciano”, ha proseguito Savoldi, “sembra avere una maggiore difficoltà, rispetto al resto del Paese, ad agganciare la filiera della crescita. Stante questo, la crisi sociale può diventare più pesante e determinare un aumento dell’emergenza casa: il 2013 si prefigura come un anno di grossa difficoltà”.
Le proposte, dunque, del sindacato, sono di aumentare il numero di abitazioni del Comune da mettere a disposizione delle emergenze (vedasi casette di San Polo), di utilizzare le strutture che sono vuote, a partire dai beni confiscati alla mafia. “Il Comune di Brescia”, ha aggiunto Savoldi, “e gli altri devono pensare ad azioni per acquisire appartamenti, fermo restando  che non ci sia ulteriore consumo di suolo. Ci sono anche spazi nella Tintoretto, da riutilizzare senza ricreare la logica di ghettizzazione. I motivi non mancano, si tratta di guadagnare un migliore senso della responsabilità, civiltà,  e di garantire condizioni di igiene e sicurezza per tutto e per tutti e rendere governabile una situazione che rischia di peggiorare”.
Da coinvolgere, poi, gli istituti bancari, perché favoriscano l’accesso al credito a condizioni meno onerose che in passato. “Dalla Regione”, ha concluso Savoldi, “rivendichiamo soluzioni immediate, dal rifinanziamento del fondo affitti all’istituzione di un Fondo di Solidarietà per i Comuni alle prese con l’emergenza casa. Dove trovare le risorse? Abbiamo visto ultimamente come venivano spesi i soldi della Regione, per non parlare dei tanti fondi strutturali, che l’Unione Europea mette a disposizione”. Sulla questione Tintoretto, il presidente di Aler Brescia Ettore Isacchini ha spiegato che si valuterà con la Loggia come utilizzare la Torre. “Io ho consigliato al Comune di valutare la possibilità di metterla in vendita, così vedremo se ci sono in giro questi grandi imprenditori che la pagano 16-17milioni di euro, come è stato detto in passato”.

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