“I disegni di Caravaggio? Una bufala”

A smontare la presunta scoperta del duo di studiosi bresciani Curuz-Fedrigolli anche il giovane critico d'arte Davide Dotti. "Evidente la differenza di mani d'artista".

(red.) Che il dibattito sul “caso Caravaggio” sollevato dalla recente (e presunta) scoperta di 95 disegni in una raccolta di fogli conservati a Milano dal 1924, rinvenuti e pubblicati da parte degli studiosi Maurizio Bernardelli Curuz (direttore artistico di Fondazione Brescia Musei) e Adriana Conconi Fedrigolli, non sarebbe rimasto senza ulteriori stascichi era immaginabile.
E dopo che il comune di Milano è sceso sul piede di guerra contro i due ricercatori bresciani, “colpevoli” di avere pubblicato le immagini attribuite a Michelangelo Merisi, senza averne autorizzazione, ora a una nuova voce si solleva contro la (sempre presunta) e rivoluzionaria “inventio” degli esperti d’arte, ed è quella del giovane, ma già affermato, Davide Dotti, studioso di storia dell’arte.
Dotti ha tenuto l´altra sera,  a Desenzano del Garda, una  Lectio Magistralis intitolata “Caravggio e la natura morta in Italia”.
Il giovane studioso, laureato alla Cattolica, ha bollato come “fantascienza” le scoperte del duo Curuz- Fedrigolli.
Dotti fa parte, dunque, di quella schiera di critici che si è sollevata contro l’ipotesi dei due bresciani e non risparmia certo le bordate.
Per il giovane critico, infatti, è evidente che il raffronto tra disegni operato da Curuz e Fredigolli evidenzi, invece della somiglianza, la difformità di mano degli artisti che le hanno realizzate.
Secondo Dotti, tutti i disegni attribuiti a Caravaggio in realtà sono opera di copisti che si esercitavano riproducendo opere di artisti famosi.
Oltre a ciò, ha sottolineato il critico d’arte, Caravaggio non ha lasciato schizzi delle sue opere, per cui risulta difficile capire come potesse eventualmente disegnare quando aveva 14 anni partendo da un confronto con opere della maturità.
Oltre a non comprendere il criterio in base al quale Curuz e Fredigolli abbiano basato le proprie “scoperte”, resta il dubbio, che è anche l’accusa più forte ai due, di avere analizzato i bozzetti non dal vivo, ma da un cd-rom.
Inoltre, per Dotti, è assurdo pensare, come hanno invece ipotizzato i due ricercatori bresciani, che Caravaggio utilizzasse, per disegnare le sue opere, una sorta di schema a punti, unendo i quali, avrebbe poi ottenuto il volto umano da dipingere. Oltre a ciò, un’altra stoccata Dotti la riserva sulla scelta dell’e-book utilizzata dai due studiosi: un modo, secondo il giovane critico, per “schivare i filtri editoriali che le case editrici avrebbero imposto”.

 

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