Presentato il progetto del depuratore del Garda, i comitati ambientalisti: «Nessun coinvolgimento dei territori»

L'opera, per come è stata concepita, è considerata inutile e dannosa, da un punto di vista sia ambientale che sociale.

Brescia. Dopo la presentazione del progetto di depurazione e collettazione della costa bresciana del Lago di
Garda, organizzata dal prefetto e commissario Andrea Polichetti, alcuni comitati territoriali hanno nuovamente espresso le loro critiche e perplessità.
In primo luogo vengono contestate la presunta “trasparenza” e “coinvolgimento”. «Sentir parlare di massima trasparenza e coinvolgimento dei territori è quantomeno paradossale – affermano i comitati -, se si considera quanto accaduto in questi anni. Il commissario Polichetti ha sbandierato l’operato del suo predecessore Visconti come un esempio di grande partecipazione. Ma noi c’eravamo, il commissario Polichetti no: i 43 incontri con gruppi e associazioni sono stati solo un passaggio formale in cui il prefetto Visconti non ha tenuto in alcuna reale considerazione i contenuti proposti dai territori. La realtà smentisce le parole pronunciate».
Un altro aspetto molto criticato è la totale assenza di confronto: «l’incontro – continuano i comitati – ne è stata la conferma plastica: è stato strutturato come una passerella senza alcuna possibilità di dibattito, in cui nemmeno i sindaci presenti hanno avuto facoltà di prendere la parola e fare domande, così come i cittadini e i comitati. E la scelta delle tempistiche in piena estate non ha certo favorito la partecipazione, anche se la sala gremita dimostra l’enorme interesse che la questione continua a sollevare.
Oltretutto, gli organizzatori del presidio parlano di un progetto «insostenibile». «Come in un tragicomico gioco dell’oca si è tornati a Lonato. Si ripropone la logica del 2007 “imbellettata”: chilometri di tubazioni e stazioni di pompaggio per spostare i reflui lontano dal lago e rifornire l’agricoltura intensiva del medio Chiese».
I comitati aggiungono che «gli stessi tecnici hanno dovuto ammettere la complessità estrema e le enormi difficoltà incontrate per progettare il tracciato dei collettori che si dipana in un territorio con caratteristiche orografiche tutt’altro che favorevoli. Dover inoltre superare o affiancare grandi infrastrutture come autostrade e linee ferroviarie è la prova di quanto quest’opera così complessa avrà un impatto negativo su un territorio a tutt’altra vocazione e le cui fragilità non sono state tenute in alcun conto».
Un altro punto fondamentale riguarda gli anni di cantieri e disagi: «è stato detto che i cantieri dureranno anni ma avranno impatti “minimi” sul territorio e la viabilità. L’esperienza però insegna altro: servirà un monitoraggio costante e rigoroso, perché sappiamo bene quanto opere di questa portata stravolgano la vita quotidiana e il territorio ben oltre le rassicuranti previsioni su carta».
A ciò si aggiunge la preoccupazione che i costi ricadano sui cittadini: «l’opera – affermano i comitati – è economicamente insostenibile e il ricorso al project financing (ovvero l’ingresso di capitali privati che richiederanno la restituzione dell’investimento con relativi interessi) si tradurrà in rincari inevitabili nelle bollette dell’intera provincia, con l’ombra di A2A che incombe».
Anche dal punto di vista ambientale ci sono molte perplessità. I comitati denunciano «valutazioni ambientali superficiali» e una «logica suicida» per quanto riguarda il consumo di suolo: «per giustificare l’occupazione e il consumo del terreno destinato ad ospitare il nuovo depuratore, si è definito quel terreno agricolo come “suolo non di pregio”. È inaccettabile classificare il territorio con questi termini: significa continuare a ragionare secondo logiche miopi che non riconoscono il valore ecosistemico della terra».
I comitati aggiungono che l’opera non darebbe «nessuna risposta ai veri problemi del lago: rispetto alla separazione delle acque bianche dalle acque nere, agli scarichi abusivi e agli sfioratori di piena, il progetto non batte un colpo. Solo condotte sublacuali e chilometri di collettori per poter continuare a cementificare e allacciare nuove costruzioni».
Parole dure anche sulla «trappola» delle compensazioni ambientali. «La logica delle compensazioni ambientali è concettualmente sbagliata e dunque non condivisibile: l’ambiente, il territorio, la qualità della vita e le prospettive future di chi vi abita non sono categorie merceologiche da sottoporre a contrattazione o baratto. Tutti i luoghi devono avere pari dignità e pari opportunità. Non devono esistere territori di serie A con privilegi concessi a scapito di aree considerate di rango inferiore, destinate allo sfruttamento e al depauperamento. Se, per far accettare ai cittadini il nuovo sistema di depurazione e collettamento, sono necessarie importanti compensazioni, va da sé che non si tratta di un buon progetto».
«Attendiamo – concludono gli organizzatori del presidio – la convocazione della Conferenza dei Servizi e gli sviluppi della Valutazione di Impatto Ambientale. Studieremo a fondo ogni singola riga del progetto per contrastare un’opera così impattante, complessa e controversa. Torneremo inoltre sui territori interessati per informare e confrontarci con i cittadini e le cittadine e per vedere quali saranno le reazioni della politica locale».

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