Amministratori minacciati, due episodi anche nel bresciano

E' quanto emerge dall'11esimo report «Amministratori sotto Tiro» a cura di di Avviso Pubblico nel quale sono riportati i dati relativi a minacce rivolte agli amministratori pubblici. A Caino e Capriolo due denunce nel 2021.

Brescia. Fare l’amministratore pubblico in Italia? Un lavoro complesso, ma, anche, pericoloso. E’ quanto emerge dall’11esimo report «Amministratori sotto Tiro» a cura di di Avviso Pubblico che è stato presentato nei giorni scorsi insieme al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.
Rispetto al 2020 le azioni intimidatorie sono calate del 6%, ma sono stati comunque registrati, nel corso del 2021, su tutto il territorio nazionale, 438 atti intimidatori, (minaccia e violenza) nei confronti dei primi cittadini, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali e dipendenti della Pubblica amministrazione. In pratica, ogni 20 ore, in qualche comune italiano si è manifestata un’intimidazione.

Il 20% casi denunciati lo scorso anno (57 amministrazioni coinvolte) riguarda Comuni che sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Un dato che interessa soprattutto il Sud Italia.
La Campania si conferma la regione in cui sono state registrate il maggior numero di intimidazioni a livello nazionale, con 72 casi, pur facendo segnare un calo del 15% rispetto al 2020. Seguono Sicilia e Calabria rispettivamente con 51 e 45 casi. Quest’ultima, dopo anni in calo, segna un aumento del 18% degli atti intimidatori emersi.
Quarto posto per la Lombardia che con 43 denunce supera la Puglia (41), confermandosi il territorio più colpito dell’area Centro-Nord.
Situazione in crescita anche in Veneto (39 casi, +30% sul 2020) e in Piemonte (25, casi raddoppiati).

Anche nel 2021 il territorio provinciale più colpito si conferma Napoli, con 45 casi. Seguono Reggio Calabria (20 casi), Cosenza (19). La prima provincia del Nord è Venezia (18), seguita da Milano, Torino e Salerno (17), Foggia (16), Roma e Palermo (13).
Ad essere nel mirino principalmente i sindaci (il 70% dei casi), seguono i consiglieri (14%), gli assessori (12%), i vicesindaci (3%) e i presidenti del Consiglio o di commissioni (1%).

A guidare la classifica regionale è Milano, con 17 episodi, due quelli denunciati nel bresciano, a Caino e a Capriolo.
Ad acuire il fenomeno la possibilità, attraverso i social network, di “colpire” gli amministratori locali: se nel 2016 erano il 3% i casi avvenuti attraverso il web, nel 2021 la percentuale è salita al 22%. Molto di più al centro-nord (26,6%), ma non mancano lettere minatorie e messaggi minatori (19,1%), aggressioni (12,8%), incendi (12,8%), proiettili (3%), danneggiamenti (8,2%), fino ad un ipotizzato sequestro di persona o l’invio di parti di animali.

«Il rapporto testimonia alcuni elementi di fragilità della democrazia che devono essere frutto di attenzione da parte delle istituzioni a tutti i livelli. E qui si inserisce il tema dell’astensionismo dilagante che registriamo in occasione delle Elezioni amministrative – ha spiegato il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà –. Una condizione determinata anche dal fatto che fare l’amministratore oggi è estremamente difficile. Un sindaco sa che ha una buona probabilità di essere oggetto di atti intimidatori. E questa di per sé è già una buona ragione che allontana dall’amministrazione della cosa pubblica».

«A questo si somma il tema dei social network, che ha una dimensione pericolosa perché colpisce l’ambito reputazionale, la credibilità personale e professionale dell’amministrazione. E di fatto scoraggia chi si vuole mettere al servizio della cosa pubblica. Meno persone quindi si impegnano, meno persone vanno a votare, più aumenta il rischio che i posti lasciati vuoti vengano occupati da elementi criminali che determinano poi la vita di tutti noi», ha concluso Montà.

«Gli atti intimidatori contro gli amministratori locali sono la negazione dei principi democratici» ha dichiarato il ministro dell’Interno Lamorgese. «Un atto intimidatorio a un amministratore locale non ha una sola vittima ma attenta al nostro vivere civile, alle nostre comunità, alla rappresentanza politica delle istituzioni».

«In conclusione credo di poter affermare – ha detto Lamorgese – che sentiamo tutti la responsabilità di perseguire un comune obiettivo, ovvero restituire serenità a chi, specie nei comuni più piccoli, svolge un servizio fondamentale per la vita della propria comunità, ma non deve essere costretto a vivere quel servizio come un gesto di eroismo o di sacrificio ai limiti dell’autolesionismo. Allo stesso tempo, bisogna scongiurare il rischio che un clima di intimidazioni disincentivi la partecipazione e l’impegno pubblico dei cittadini, i quali invece devono poter mettere le loro competenze e il loro entusiasmo a disposizione della comunità, candidandosi a ruoli di amministrazione attiva senza che questo debba implicare ripercussioni insostenibili sulla propria vita personale o professionale».
«Non esitate a denunciare qualunque tentativo di intimidazione» ha concluso il ministro dell’Interno affermando che «la denuncia è la strada maestra per difendere voi ma anche la libertà di tutti noi».

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