Floating Piers, 1.000 euro per l’ultima notte

Prezzo medio per una stanza di sabato 2 luglio con vista sul lago d'Iseo e sul ponte di Christo. Continua la critica degli esperti: non è opera d'arte.

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(red.) Da una parte il glamour (perché è anche questo) con i turisti che cercano di scattare selfie da postare sui social network, dall’altra la critica che non si esaurisce intorno all’artisticità, o meno, dell’opera. Tutto questo è The Floating Piers. Si moltiplicano i turisti che cercano di accaparrarsi una stanza di hotel, bed and breakfast o appartamento per l’ultima notte tra sabato 2 e domenica 3 luglio e poter assistere all’ultima alba sul ponte di Christo. Ma sono rimasti pochissimi posti, come scrive il Giornale di Brescia citando i dati raccolti da alcuni siti internet di prenotazione online.
Non a caso, l’osservatorio del portale Trivago aveva sottolineato come gli aumenti dei prezzi delle stanze durante l’installazione arrivassero anche al +137%, consigliando piuttosto Brescia rispetto al lago d’Iseo. Secondo quanto scrive il quotidiano bresciano, Villa Oleandri a Carzano di Montisola mette a disposizione camere a 1.000 euro a notte, mentre a Sulzano si trovano a 800 euro. Oppure si possono spendere 120 euro, ma nei paesi vicini e senza vista sul lago. Quindi, si può fare una “pazzia” per la passerella di Christo, oppure si lascia stare puntando solo ad attraversare la passerella e arrivando con i mezzi di trasporto.
Ma intanto, a dodici giorni dall’apertura del ponte e a poco meno di quattro dalla chiusura di domenica 3 luglio, si continua a dibattere se Floating Piers possa essere considerata un’arte. I critici, da Philippe Daverio a Vittorio Sgarbi, non sono convinti. L’istrionico critico Sgarbi chiede di non definirla un’opera d’arte, ma semplicemente un’operazione funzionata bene. Tuttavia, realizzata in modo sbagliato. Il popolare esperto ritiene che sarebbe stato meglio coinvolgere anche i paesi vicini per sfruttare la passerella e condurre i turisti verso le bellezze presenti sul lago d’Iseo. Dal punto di vista economico, secondo Sgarbi non avrebbe nemmeno aumentato più di tanto l’indotto dei ristoranti sul posto. In pratica, “un’operazione dimostrata autolesionista”.

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