Dal 20 al 27 gennaio “La maratona della Memoria” con Filosofi lungo l’Oglio

Ricordi di Paolo De Benedetti, Amos Luzzatto, Rav Giuseppe Laras. E poi David Bidussa, Gabriele Nissim, Salvatore Natoli, Massimo Giuliani e Simona Forti.

(red.) Dal 20 al 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria si terrà una straordinaria “Maratona della Memoria”, nell’eccezionalità del tempo pandemico segnato da solitudine e disorientamento e dall’impossibilità di tenere incontri in presenza. Si tratterà di una serie di interventi online promossi dalla Fondazione “Filosofi lungo l’Oglio” presieduta dalla filosofa Francesca Nodari, direttore scientifico del festival omonimo che quest’anno ha celebrato l’importante traguardo della XV edizione.
Mai come in questo momento storico la giornata della Memoria si carica di significato. Un monito quanto mai attuale per non dimenticare.
La “Maratona della Memoria” vuole essere un percorso capace di indagare da un punto di vista filosofico, storico, teologico, letterario che cosa è stata la Shoah per un importante momento di riflessione e di approfondimento che non può prescindere sia dell’attuale panorama geopolitico sia dallo spettro di un antisemitismo di ritorno proclamato a più voci dai cosiddetti negazionisti. Antisemitismo che non può non chiamarci in causa, tanto più in mondo globalizzato, complesso e in fermento animato da crescenti estremismi nazionalistici.

Con questo ciclo di interventi, la Fondazione “Filosofi lungo l’Oglio” intende tenere desta l’attenzione e stimolare la discussione attraverso una pluralità di voci di illustri pensatori. E’ fondamentale rimarcare l’ineludibilità del “fare memoria” per la coscienza collettiva, per le nuove generazioni, per le inevitabili sfide che pone l’ingresso nell’era della postmemoria, quella in cui i testimoni oculari dell’orrore se ne stanno andando, ad uno ad uno, lasciandoci un imperativo, che suona quasi come una preghiera: «Non dimenticate».

Ogni giorno a partire dal 20 gennaio, per otto giorni dalle ore 10.00 sarà caricato un intervento video sul sito ufficiale della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio e sul relativo canale YouTube.
Si inizia mercoledì 20 gennaio con Paolo De Benedetti, uno dei maggiori e più originali studiosi contemporanei dell’Ebraismo, teologo e biblista tra i più raffinati, scomparso nel 2016. Ha insegnato Giudaismo alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano e Antico Testamento agli Istituti di scienze religiose delle università di Urbino e Trento. L’intervento proposto, e che fa parte dell’archivio della Fondazione Filosofi lungo L’Oglio, è una sorta di testamento spirituale dello straordinario biblista.

A una profonda riflessione sarà chiamato il pubblico anche giovedì 21 gennaio con l’intervento dello scrittore, giornalista, saggista e storico delle idee David Bidussa con L’era della postmemoria.
L’intervento contiene in sé un’indicazione e un avvertimento. Dopo l’ultimo testimone della Shoah occorre imparare a fare fino in fondo i conti con la storia. Il vero problema, come Bidussa sottolinea in modo chiaro, non risiede tanto e solo nel venir meno e nell’inevitabile spegnarsi di quelle voci e di quei volti che l’orrore l’hanno visto da vicino, ma nella presa d’atto che l’era della postmemoria implica. In altre parole cominciare a riflettere «su ciò che ereditiamo, sulle forme del sapere e della coscienza pubblica che abbiamo acquisito e, infine, su quale sia il rapporto che intratteniamo col passato. Su tutto il passato del Novecento, per riflettere nel presente».

L’elaborazione della memoria dei genocidi e dei crimini contro l’umanità che hanno attraversato il Novecento è prima di tutto un atto di responsabilità nei confronti del mondo in cui viviamo. A parlarne, venerdì 22 gennaio, sarà Gabriele Nissim saggista, scrittore, presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti-Gariwo onlus con l’intervento La memoria del bene che ci spiega come il ricordo è produttivo solo se diventa un antidoto. La memoria ha effetti educativi quando la riproposizione degli avvenimenti passati tenta di evidenziare insegnamenti universali. Proprio dalla memoria della Shoah è nata la Commissione dei Giusti di Yad Vashem, il cui animatore formidabile è stato il giudice Bejski, a detta di Nissim, il grande inventore della “memoria del bene” poiché con la sua ostinazione è riuscito a consegnare alla storia le vicende degli uomini che durante gli anni del nazismo non si piegarono alle leggi dell’omicidio legalizzato e furono capaci di salvare la dignità dell’uomo, nonostante gli eventi precipitassero verso la catastrofe.

Sabato 23 gennaio sarà ricordato il grande Amos Luzzatto, recentemente scomparso, con un suo straordinario intervento preso dall’archivio della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio. Medico, scienziato e biblista, già presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e direttore della «Rassegna mensile di Israele» nonché presidente della comunità ebraica di Venezia e, fino alla sua scomparsa, membro della Giuria del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente.
Luzzatto vede nella Vanità della memoria il labile confine tra memoria e ricordo, tentando un accostamento a partire dalla radice trilittera ebraica ZKR per cercare di comprendere e far comprendere ciò che distingue l’allusione per così dire episodica da una concatenazione di fatti che sono chiamati a riempire le «stanze» della nostra memoria.

Con la memoria educhiamo noi stessi a «diventare esercizio di resistenza e pratica di vigilanza» afferma invece Salvatore Natoli, uno tra i più importanti pensatori italiani, ordinario di Filosofia teoretica all’Università Milano-Bicocca e tra i filosofi contemporanei più apprezzati dal mondo ebraico, con l’intervento La memoria di Giobbe. Domenica 24 gennaio, arriva un nuovo spunto di riflessione per la platea virtuale della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio: la sofferenza che interroga e chiama alla responsabilità. Il libro di Giobbe riguarda la «giustizia di Dio» e l’«enigma del male. Per quale ragione Dio ha permesso lo sterminio, quale è stato il motivo della sua apparente, suprema negligenza? Natoli risponde che Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, perciò lo crea libero, libero di compiere il bene o il male.

Si spinge oltre l’intervento di Massimo Giuliani che, lunedì 25 gennaio, propone un altro spunto di analisi per riflettere sulle Testimonianze dall’abisso. Perché sperare dopo Auschwitz?. Professore associato di Studi Ebraici e di Ermeneutica filosofica all’Università di Trento e Visiting Associate Professor nel dipartimento di Filosofia e di Studi religiosi della George Mason University (Usa), Giuliani, invita a una presa di coscienza, all’esercizio indispensabile di una «ragione etica» cercando di mostrare, fattivamente, come e perché si debba sperare dopo Auschwitz. Il suo è un richiamo alla «tenacia della vita». Quella stessa tenacia che dimostrarono gli ebrei negli anni bui e funesti della Shoah.

Per l’occasione, martedì 26 gennaio sarà ricordato, con un importante intervento tratto dall’archivio della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio, Rav Giuseppe Laras, scomparso nel 2017 e tra i 5 rabbini più influenti al mondo. Per oltre 25 anni rabbino capo di Milano, presidente della Fondazione Maimonide nonché figura chiave, nel panorama nazionale, del dialogo ebraico-cristiano, sulla scia della fraterna amicizia e collaborazione con il Cardinal Carlo Maria Martini. Tessitore instancabile del dialogo ebraico-cristiano, grande interprete della filosofia medievale. Il pubblico potrà assistere a una lezione di altissimo livello in cui con parole di grande umanità Rav Laras trova il coraggio di raccontare la tragedia che ha investito la sua famiglia, condividendo con altri i suoi ricordi più intimi e da maestro si fa testimone. Il comandamento della memoria è il titolo dell’intervento,

Mercoledì 27 gennaio, con la Giornata della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto e di quel lontano giorno del 1945 in cui le truppe dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz, si chiude la Maratona della Memoria. Ad intervenire Simona Forti, tra le più autorevoli studiose di Hanna Arendt, professoressa di Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università del Piemonte Orientale, dove dirige il Centro di ricerca sulla Biopolitica BIOS. Il suo intervento, dal titolo La questione del male tra trasgressione e obbedienza, mette al centro il male come non redimibile da nessun disegno salvifico, teologico o secolarizzato che sia. Il male non potrà mai più essere trasformato in bene, nessuna chirurgia storica saprà asportare quello che rimarrà in eterno «un tumore della memoria» come lo definiva Levinas.

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