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Brescia, iniziato il restauro della Vittoria alata

Venerdì i tecnici hanno smontato ali e braccia della statua simbolo della città. Ora si avviano i cantieri sull'opera all'interno del museo. Visibili sul web.

(red.) Venerdì 3 marzo i tecnici hanno raggiunto il museo di Santa Giulia a Brescia per smontare letteralmente le ali e le braccia della Vittoria alata, simbolo della città. E’ stato il momento iniziale per avviare i restauri sulla statua. Fondazione Brescia Musei lancia, con il Comune di Brescia e sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, un progetto di recupero di un bene comune, “forse il più grande, perché possa davvero riprendere il volo” si legge in una nota. “Oggi vogliamo nuovamente coinvolgere i cittadini e tutti i soggetti attivi sul territorio per restituire a Brescia il suo simbolo, attraverso un progetto dal forte carattere partecipativo, che renda accessibile ogni fase di questa importante restituzione. Un vero progetto di sviluppo in cui tutto possano identificarsi”.

Nel corso della sua storia moderna la statua ha subito parziali interventi di pulitura e restauro. Dapprima nel 1834, quando venne anche realizzata la struttura interna che ancora oggi ancora braccia e ali al busto. Successivamente nel 1948, quando il bronzo venne portato all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, dopo il lungo seppellimento durante la seconda guerra mondiale. In occasione del trasferimento della Vittoria dal vecchio Museo Romano al Capitolium è stato fatto un monitoraggio complessivo dello stato di conservazione nonché del funzionamento del supporto. Quest’ultima fase ha messo in evidenza la perdita progressiva di funzionalità della struttura e la necessità di porvi mano. E’ stato anche verificato uno stato diffuso di alterazione della superficie esterna con ampio margine di recupero della superficie originale su buona parte della statua.

“Il progetto costituisce il primo approccio interdisciplinare allo studio della Vittoria alata, con l’ambizione di rendere ogni fase del lavoro accessibile a tutti, lasciando l’opera in museo e allestendo un laboratorio che per circa 12 mesi fornirà l’occasione a visitatori, scuole e specialisti di seguire le diverse fasi del restauro e della diagnostica – continua la nota.- Si tratta di un’occasione unica e speciale (in Italia un lavoro analogo è stato fatto unicamente sui bronzi di Riace al Museo di Reggio Calabria) per garantire ai visitatori un motivo nuovo ogni giorno per recarsi al museo, per innalzare, attraverso questo periodo di lavoro, le conoscenze dei visitatori e per effettuare una corretta educazione al patrimonio e ai suoi valori.

Le fasi del restauro normalmente lontane dagli occhi dei visitatori, verranno proposte in diretta sul sito, così da avvicinare anche il grande pubblico ai momenti speciali che il museo affronta in occasione di interventi, con la spiegazione delle diverse tecniche usate, le criticità e le strategie adottate. Prima si procederà con il completamento della documentazione, tra indagini di tipo archeometrico e di riconoscimento della superficie. Quindi una specificità diagnostica che permette di proseguire alla fase successiva. Poi lo scavo archeologico dell’interno della statua con il parziale smontaggio delle parti mobili, la realizzazione del supporto di lavoro e quanto necessario alle fasi di lavorazione, la rimozione del supporto ottocentesco, in modo da poter proseguire con lo scavo e la diagnostica interna. Negli stessi tempi, si potrà provvedere alla realizzazione di controforme
o stampi delle superfici interne eventualmente utili per il nuovo supporto ed eseguire le prime prove di parti di esso, per approdare a un innovativo sistema di esposizione.

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