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Già 3000 visite per “Il cibo nell’arte”

Nella sua prima settimana di apertura, l'esposizione a palazzo Martinengo è stata visitata da oltre 3000 persone.

cibo nell'arte mostra(red.) La mostra “Il cibo nell’arte. Capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol”, in programma fino al 14 giugno a Palazzo Martinengo di Brescia, sta già riscuotendo un grande successo di pubblico. Nella sua prima settimana di apertura, l’esposizione è stata visitata da oltre 3000 persone che hanno apprezzato le oltre 100 opere di maestri dell’arte antica quali Campi, Baschenis, Ceruti, Figino, Recco, Ruoppolo, Stanchi, che dialogano con autori
moderni e contemporanei, da Magritte a de Chirico, da Manzoni a Fontana, a Lichtenstein, fino a Andy Warhol.
Ottimo è stato anche il riscontro da parte delle scuole con la presenza di 900 studenti e 25 laboratori didattici condotti da operatori specializzati. La qualità del progetto scientifico è inoltre avvalorata dalla positiva risposta della stampa. Notizie e recensioni della rassegna bresciana sono già apparsi sui principali quotidiani nazionali (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, Il Fatto quotidiano, Libero, Il Giornale, Il Sole 24ore). L’evento che segna il forte legame che unisce il cibo alle arti figurative e coniuga la tradizione enogastronomica con la cultura artistica italiana, in un arco temporale di oltre quattro secoli, ha saputo inoltre unire nel consenso buona parte della stampa italiana, da nord a sud, dalla Gazzetta di Parma al Corriere Adriatico, dalla Nuova Sardegna alla Sicilia, dal Piccolo alla Gazzetta del Sud.
Il percorso espositivo, ordinato secondo un criterio iconografico e cronologico, rivela quanto i pittori attivi tra XVII e XIX secolo amassero dipingere i cibi e i piatti tipici delle loro terre d’origine, e fa scoprire pietanze e alimenti oggi completamente scomparsi di cui è difficile immaginare anche il sapore. Inoltre, grazie alla collaborazione con alcuni dei più rinomati dipartimenti di Scienze Alimentari delle Università italiane, che analizzano in maniera scientifica le tavole imbandite e le dispense immortalate nelle tele del ‘600 e ‘700, si possono attingere preziose informazioni sull’alimentazione e i gusti dell’epoca.

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