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Castelletti: «Il Bigio torni in piazza Vittoria»

Il vicesindaco e assessore alla Cultura è tornata a parlare della discussa statua fascista: «Non serve un referendum ma momenti aperti di riflessione».

(red.) Non si smette di discutere sul Bigio. Fra gli esperti d’arte, nelle università, ma soprattutto nelle aule amministrative.
Sulla tanto discussa statua di Arturo Dazzi e sulla sua eventuale ricollocazione in Piazza Vittoria, dove si ergeva in epoca fascista, è tornata ad esprimersi il vicesindaco Laura Castelletti. La seconda carica della Loggia, nonché assessore alla Cultura, è stata intervistata da Il Giornale di Brescia. «Personalmente – ha dichiarato senza nascondersi la Castelletti – ritengo che la statua del Dazzi debba ritornare al suo posto in piazzaVittoria, per recuperare appieno l’equilibrio architettonico dell’area» . E rispondendo alle critiche che la tacciavano di rifugiarsi nel silenzio ha risposto: « In questa fase ho taciuto è anche per dar seguito alla richiesta del sindaco di trovare come governo della città un linguaggio comune. Ma non far sparate sui giornali non vuol dire non operare…».
Per quanto riguarda il referendum proposto da più parti, tra cui anche noti critici d’arte, la Castelletti però è laconica.
«Non vorrei che finisse per sollecitare una spaccatura dovuta a ragioni ideologiche, vissute più con la pancia che con la testa. Se una parte della maggioranza lo sosterrà fino in fondo, bisognerà almeno arrivarci sulla scorta di conoscenza e ragionamenti e non con schieramenti da tifoseria ». E in alternativa propone «momenti aperti di riflessione. Penso a mostre di ricostruzione storica, a confronti pubblici con gli amministatori di città come Latina e Carbonia che con l’architettura di regime convivono. Ma penso anche alla possibilità di aprire il magazzino di via Rose, dove attualmente la statua si trova, perché i bresciani possano vedere l’opera e farsi direttamente un’opinione.
Infine conclude con una sua personale e originale proposta: «Mi piace l’idea che ai suoi piedi sia posta una targa che reciti “Era fascista, ora non più”».

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