Santa Giulia, patrimonio non svelato

Migliaia di reperti tenuti stipati nei magazzini. Arcai: "I fondi non ci sono e i tagli alla cultura non aiutano". Visita al pattinodromo, mai aperto al pubblico.

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(p.f.) Un museo senza barriere, aperto a tutti e visitabile in tutti i suoi spazi. E’ l’obiettivo di “Museo per tutti”, progetto promosso dai Musei Civici d’Arte e Storia di Brescia e Fondazione Brescia Musei. Una tappa del progetto è stata la visita di mercoledì pomeriggio a uno dei depositi del Museo di Santa Giulia, chiamato il pattinodromo, dove sono conservati migliaia di reperti lapidei e cocci di età antica.
“Sono stati conservati solo reperti lapidei”, ha spiegato Francesca Morandini, archeologa del comune di Brescia, “perché la struttura non protegge i frammenti dall’escursione termica. Ma la pietra non ne soffre, per cui qui sono ben conservati e riparati”. Anche se il rimpianto dell’assessore alla cultura Andrea Arcai è non poter avere degli spazi adeguati per esporre l’immenso patrimonio all’interno dei Musei, dove il materiale sarebbe meglio valorizzato. “I fondi non ci sono e i tagli alla cultura non aiutano”, ha spiegato Arcai, “però iniziative come questa permettono a chi è interessato di curiosare tra la storia nascosta”.
Quella del pattinodromo è stata la prima apertura da quando la struttura è stata costruita, nel 1997. La prossima visita guidata all’interno del deposito sarà organizzata in autunno, durante la settimana della cultura. Anche se il comune ha già in mente un’alternativa per rendere fruibile i reperti alla cittadinanza senza dover aspettare le aperture straordinarie. “Pensiamo”, ha aggiunto Arcai, “di predisporre una stanza all’interno del Museo di Santa Giulia, dove esporre, a rotazione, delle collezioni, come quella dei vetri di Murano, 200 pezzi, che ci invidiano persino dal Museo di  Murano e che noi, per motivi di spazio, non possiamo esporre”.
Intanto, oggi, una trentina di persone hanno approfittato della visita guidata nel pattinodromo. A colpire i visitatori, soprattutto le numerose epigrafi. “Brescia è la terza città per numero di epigrafi romane dopo Roma ed Aquileia”, ha raccontato Morandini. Molta curiosità riscossa anche da una vecchia calchera, proveniente dalla Domus dell’Ortaglia, dove è stata rinvenuta l’ultima infornata. “Quasi un’istantanea”, ha concluso Morandini, “attraverso questi reperti si può scoprire davvero tanto della storia di Brescia”.

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