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San Salvatore, dono di re Desiderio

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sansalvatorecapitelloravennate.jpgLa basilica superiore non è carolingia, ma longobarda. Lo dicono gli ultimi studi.

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(s.s.) La basilica superiore di San Salvatore a Brescia è sicuramente di epoca longobarda e risale ai tempi di re Desiderio. Da cinquant’anni erano sorti dubbi e si effettuavano studi e analisi sulla precisa collocazione temporale dell’edificio religioso.
Ora a questa definitiva conclusione sono arrivati Gianpietro Brogiolo, Vincenzo Gheroldi e Monica Ibsen che da anni si occupano della datazione esatta delle due chiese sovrapposte di San Salvatore.
La conferma è giunta al termine di una campagna di rilievi e di lettura stratigrafica del monumento di via Dei Musei, nella parte più antica di Brescia, che fa parte delle azioni previste dal piano di gestione per la candidatura del complesso architettonico nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, “L’Italia dei Longobardi. Luoghi di potere”, alla quale partecipa anche la nostra città con l’insieme monumentale di Santa Giulia e l’area archeologica del Capitolium (leggi qui e qui la presentazione del progetto, mentre qui trovi l'ultima notizia).
Ora c’è la certezza che anche la basilica di San Salvatore con tutti i suoi affreschi e stucchi può essere annoverata nell’eredità culturale e architettonica che i Longobardi hanno lasciato alla nostra città. Frutto in particolare della volontà dell'ultimo re di questo popolo giunto in Italia dalla Pannonia nel 568 dopo Cristo, il bresciano Desiderio, e di sua moglie, la regina Ansa. Come noto il regno Longobardo si concluse con la sconfitta subita nel 774 da parte di Carlo Magno, re dei Franchi.
sansalvatorecapitelloravennate.jpgIl dilemma sulla datazione corretta della chiesa e dei preziosi intarsi e decori che la ornano era nato alla fine degli anni Cinquanta, quando lo studioso Gaetano Panazza (allora direttore dei Civici Musei) ritrovò sotto la basilica i resti di un altro edificio religioso. I suoi rilievi lo portarono a individuare come coeva di re Desiderio (VIII secolo) la basilica inferiore e a datare nell’età carolingia (metà del IX secolo) quella che vi era stata costruita sopra, sovvertendo le credenze che fino a quel tempo avevano considerato la chiesa di San Salvatore come facente parte del corpo del monastero di Santa Giulia (VIII secolo). Questa errata convinzione ha diviso gli studiosi per oltre vent’anni.
“Per fortuna, Panazza sacrificò una comprensione estensiva dei dati a vantaggio della conservazione dei resti”, ha spiegato l’esperto Brogiolo, “e questo ci ha permesso di intervenire a studiare nuovamente la chiesa sottostante per controllare le sue deduzioni”. E dimostrarne così l’errore.
A trarre in inganno Panazza, fra le altre cose, fu l’attribuzione della cripta alla basilica sottostante. La cripta, infatti, era stata correttamente datata come risalente all’ottavo secolo, ma l’archeologo credette che facesse parte del corpo monumentale che stava sotto l’attuale San Salvatore. “Con i nostri rilievi abbiamo dimostrato che invece la cripta appartiene all’edificio superiore, e che invece quella che si trova sotto è ancora precedente, e risale quindi addirittura al VII secolo”.
E’ stato uno studio approfondito, quindi, quello presentato questo venerdì alla comunità bresciana, che si è avvalso anche delle tecniche più all’avanguardia come l’utilizzo del laser scanner che ha permesso di ricostruire una precisa visione della basilica di San Salvatore a tre dimensioni.
Inoltre, la campagna di analisi è stata condivisa con i colleghi di Cividale del Friuli che stanno studiando il loro Tempietto longobardo, “e il vantaggio di utilizzare gli stessi strumenti e gli stessi criteri di lavoro, ci porterà presto ad un confronto su basi oggettive dei due monumenti”, ha spiegato Francesca Morandini, una delle referenti del progetto.
“La passione per i Longobardi è una febbre che ormai mi ha contagiato”, ha ammesso l’assessore alla Cultura del comune di Brescia, Andrea Arcai, durante la presentazione dei risultati della ricerca, “è mia intenzione puntare con decisione sulla valorizzazione del nostro patrimonio monumentale che passa anche attraverso la candidatura all’Unesco”.
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