Confindustria Brescia: “Riforma delle pmi, non si confondano l’artigianato e la piccola industria”
Le parole del presidente degli industriali bresciani a seguito degli ultimi sviluppi sulla riforma dell’impresa artigiana.
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Brescia.Sta facendo discutere le associazioni di categoria negli ultimi giorni, la modifica alla legge quadro che regola l’artigianato in Italia.
Una riforma già prevista dal ddl sulle piccole e medie imprese, in vigore da aprile, che delega il Governo a ridefinire la disciplina entro gennaio del prossimo anno e che punta a modificare radicalmente il perimetro delle imprese artigiane: adeguamento alle nuove condizioni di mercato, revisione dei requisiti che ne definiscono lo status, nuovi limiti dimensionali, fino a un massimo di 49 dipendenti.
Provvedimenti che, secondo Confindustria, potrebbero avvicinare sensibilmente il confine tra artigianato e industria col rischio di creare una zona grigia tra aziende simili per numeri e dimensioni, concorrenti sugli stessi mercati ma con regole e costi sostanzialmente differenti.
A seguito degli ultimi sviluppi nel dibattito sulla riforma della legge quadro sull’artigianato e sull’ipotesi di innalzare fino a 50 dipendenti la soglia dimensionale per la qualifica di impresa artigiana, riportiamo di seguito il commento di Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia.
“L’artigianato è una componente essenziale del nostro sistema produttivo e nessuno ne mette in discussione il valore. Ma proprio per questo riteniamo sbagliato confonderlo con la piccola industria manifatturiera – afferma Streparava –. La proposta in questione allargherebbe significativamente l’attuale perimetro, oggi differenziato in base alla tipologia produttiva. Ma la dimensione, da sola, non basta a definire la natura di un’impresa. Un’azienda con processi industrializzati, investimenti rilevanti, organizzazione strutturata e decine di dipendenti resta, nella sostanza, una piccola industria. Se imprese che producono gli stessi beni, competono sugli stessi mercati e hanno dimensioni analoghe possono operare con regimi contributivi e contrattuali diversi, il rischio è creare una distorsione. La competitività deve derivare da produttività, innovazione e investimenti, non da un diverso inquadramento normativo. Non è una battaglia di rappresentanza. Oltre il 74% delle associate a Confindustria Brescia ha meno di 50 dipendenti: piccole e medie imprese che rappresentiamo da moltissimi anni e accompagniamo ogni giorno nella loro crescita. Per questo chiediamo una riforma fondata su criteri sostanziali e preceduta da una seria analisi di impatto. Modernizzare la disciplina dell’artigianato è legittimo; confondere artigianato e piccola industria sarebbe invece un errore di lettura del sistema produttivo italiano”.








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