Molesta la collega sul battello: motorista licenziato sul Garda

Per tre giorni avrebbe dedicato alla giovane collega comportamenti e frasi a sfondo sessuale. La Corte d’Appello di Brescia ha confermato il licenziamento per giusta causa.

Brescia. Un lavoro stagionale sul lago di Garda si sarebbe trasformato in un incubo per una giovane dipendente, presa di mira per giorni da un collega.
A distanza di due anni dai fatti, la Corte d’Appello di Brescia ha confermato il licenziamento per giusta causa di un motorista della Gestione Governativa Navigazione Laghi, ritenendo legittimo il provvedimento adottato nei suoi confronti dopo le molestie denunciate dalla collega.
I fatti risalgono al luglio del 2024, quando la giovane era stata assunta come stagionale a bordo di un battello della Navigazione Laghi. Il primo episodio sarebbe avvenuto il 18 luglio, durante una pausa dell’equipaggio nei pressi della spiaggia del porto di Toscolano Maderno.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento, il motorista avrebbe rivolto alla collega insistenti frasi e richieste a sfondo sessuale, seguendola anche verso le cabine mentre l’equipaggio si preparava per andare in spiaggia. La giovane, profondamente scossa, avrebbe poi raggiunto la spiaggia ancora in divisa e in evidente stato di agitazione.
A confermare il suo racconto sarebbero stati alcuni colleghi, che avevano assistito almeno in parte alla scena e alle successive condizioni della donna.
Il motorista, al contrario, aveva sostenuto che si trattava di semplici scherzi e aveva fornito una versione differente dei fatti. Le testimonianze raccolte nel procedimento hanno però rafforzato la ricostruzione della collega.
Gli episodi, secondo gli atti processuali, si sarebbero ripetuti anche nelle due giornate successive, con ulteriori commenti e richieste a sfondo sessuale. Il 2 agosto 2024 la giovane ha quindi deciso di segnalare quanto stava accadendo ai propri superiori.
La società ha avviato il procedimento disciplinare, arrivando prima alla sospensione e successivamente al licenziamento del dipendente. Nel corso dell’iter sarebbero emersi anche alcuni messaggi WhatsApp inviati dall’uomo ai colleghi, con i quali avrebbe cercato di intimidirli rispetto alle possibili conseguenze delle dichiarazioni rese durante le verifiche interne.
Il motorista ha impugnato il licenziamento davanti al giudice del lavoro
, ma sia il Tribunale sia la Corte d’Appello di Brescia hanno ritenuto legittima la decisione della società, qualificando i comportamenti contestati come molestie verbali a connotazione sessuale. Per l’uomo è arrivata quindi la conferma del licenziamento per giusta causa, oltre alla condanna al pagamento delle spese legali.

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