Irruzione al Pirellone dopo la polemica sul convegno «no vax»

Una trentina di persone ha raggiunto gli uffici del Pd al quindicesimo piano. Tensione con i collaboratori, poi il gruppo è stato accompagnato fuori dalla sede regionale.

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Milano. La protesta è arrivata fin dentro gli uffici del Partito Democratico al Pirellone. Una trentina di persone ha raggiunto il 15esimo piano del palazzo della Regione Lombardia dopo la denuncia dei dem su un convegno che, secondo il Pd, sarebbe stato riconducibile all’area “no vax”.
La vicenda era iniziata con un confronto a distanza tra il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Pierfrancesco Majorino, e il consigliere leghista Emanuele Monti, che aveva concesso la sala per l’incontro. Monti aveva respinto la definizione di convegno no vax, spiegando che si trattava di cittadini vaccinati che avevano subito effetti avversi riconosciuti scientificamente.
La protesta, però, è proseguita all’interno del palazzo.
Il gruppo è salito fino agli uffici del Pd, dove ha incontrato funzionari e il consigliere regionale Paolo Romano. Secondo la ricostruzione dei dem, i partecipanti avrebbero protestato a voce alta e aggredito verbalmente i collaboratori presenti. Il Pd ha parlato di una vera e propria irruzione e ha sostenuto che alcune delle persone presenti indossassero magliette con la scritta «no vax».
La situazione non è comunque degenerata in violenza fisica. Nel Pirellone erano presenti sia la Digos sia il personale della sicurezza interna e il gruppo è stato invitato a lasciare il piano, scendendo successivamente dall’edificio.
Sull’episodio è intervenuto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha espresso solidarietà ai funzionari del Pd e condannato quanto accaduto. Per il governatore il confronto politico deve restare aperto, ma non può trasformarsi in insulti, intimidazioni o aggressioni.
Solidarietà ai dipendenti coinvolti è arrivata anche dallo stesso Emanuele Monti. Il consigliere ha condannato gli insulti e ribadito che la concessione della sala per il convegno non equivaleva a una condivisione delle posizioni espresse durante l’incontro, ma alla volontà di consentire il confronto su un tema che riguarda persone e famiglie.

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