Collio, l’inchiesta sulle cittadinanze: soldi, residenze fittizie e controlli mancati
Oltre cento brasiliani sarebbero stati registrati in immobili dove non avrebbero mai abitato. Nel mirino della Procura anche il presunto pagamento di denaro alla sindaca.
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Collio. Sarebbero state le residenze fittizie uno degli elementi centrali del presunto sistema per ottenere la cittadinanza italiana a Collio.
È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta della Procura di Brescia, che ricostruisce il ruolo di un intermediario brasiliano accusato di aver reclutato connazionali interessati al riconoscimento della cittadinanza e di aver seguito per loro l’intero iter burocratico.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, il servizio comprendeva la preparazione della documentazione necessaria a dimostrare sia la discendenza da un antenato italiano sia la residenza nel Comune dove veniva presentata la domanda. Proprio sulla reale presenza dei richiedenti negli immobili indicati nei documenti si concentra una parte significativa dell’indagine.
Per la Procura, sarebbero stati oltre 100 i cittadini brasiliani formalmente residenti a Collio senza aver mai abitato negli appartamenti dichiarati. Parallelamente sarebbe stata prodotta la documentazione relativa alla discendenza genealogica italiana. L’intermediario, 50 anni, avrebbe richiesto tra 3.700 e 10mila euro per ciascun connazionale, somme che, secondo gli investigatori, rappresentavano il compenso per il reclutamento dei clienti e la gestione delle pratiche.
A suo carico viene contestato anche il reimpiego dei proventi attraverso un sistema informale di trasferimento di denaro riconducibile al modello hawala. Gli investigatori avrebbero ricostruito un movimento di circa 200mila euro, consegnati in contanti in Brasile e successivamente trasformati in bonifici sui conti dell’indagato. Le somme sarebbero poi state utilizzate in attività economiche, finanziarie e speculative.
Nel procedimento è coinvolta anche la sindaca di Collio, Mirella Zanini, alla quale la Procura contesta il reato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falso materiale e ideologico e violazione della normativa sull’ingresso e sulla permanenza degli stranieri.
Secondo l’accusa, avrebbe ricevuto denaro in relazione al rilascio della cittadinanza italiana a cittadini brasiliani per i quali sarebbero state certificate residenze fittizie e non sarebbero stati effettuati i necessari controlli.
Sono 12 le pratiche finite nel mirino degli inquirenti. Per ciascuna, secondo la ricostruzione accusatoria, alla sindaca sarebbero stati consegnati 300 euro in contanti attraverso una donna brasiliana. A questo si aggiungerebbe un iPhone 14, del valore indicato negli atti in 1.163 euro, che sarebbe stato ricevuto dall’intermediario 50enne.
Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato la presenza di decine di cittadini brasiliani registrati allo stesso indirizzo di via Castiglione, mentre un altro gruppo sarebbe risultato residente in un edificio di via Trento. Per la Procura, le persone indicate nelle pratiche non avrebbero però mai abitato negli appartamenti dichiarati.
In alcuni casi, inoltre, le residenze sarebbero state indicate in immobili direttamente o indirettamente riconducibili alla stessa Zanini o ad altre persone coinvolte nell’inchiesta. Per giustificare formalmente la presenza dei cittadini brasiliani sarebbero stati utilizzati anche contratti di comodato gratuito.
In quanto sindaca di un piccolo Comune privo di un servizio di Polizia locale, Zanini avrebbe avuto tra i propri compiti anche alcuni accertamenti anagrafici sulla presenza effettiva dei richiedenti. Ed è proprio su questo punto che la Procura contesta alla prima cittadina di aver attestato, in diversi casi, la presenza di persone che non avrebbero mai abitato negli immobili indicati.
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figura anche un accertamento anagrafico nel quale sarebbe stata modificata la data di verifica: dal 4 settembre 2024 al 4 agosto 2024. Secondo l’ipotesi accusatoria, la modifica avrebbe consentito di rendere formalmente compatibile il controllo con i tempi della procedura per il riconoscimento della cittadinanza.
Le contestazioni nei confronti della sindaca non riguardano soltanto le pratiche di cittadinanza. La Procura le contesta infatti anche alcuni episodi legati agli affidamenti del Comune.
In un caso, Zanini avrebbe attestato falsamente la necessità di affidare a un’azienda i lavori di ripristino della copertura di Palazzo Zanardelli, con l’obiettivo, secondo l’accusa, di favorire una specifica ditta evitando il principio di rotazione.
Un’altra contestazione riguarda la manutenzione del verde pubblico: la scelta dell’impresa incaricata dei lavori sarebbe stata concordata in anticipo dalla sindaca.
Il capitolo Orzivecchi
L’inchiesta si estende anche a Orzivecchi, dove gli investigatori avrebbero individuato un meccanismo analogo per il riconoscimento della cittadinanza italiana a cittadini brasiliani.
Anche in questo caso lo stesso intermediario avrebbe reclutato i richiedenti, predisposto la documentazione sulla residenza e sulla discendenza da antenati italiani e seguito le relative pratiche.
La posizione dell’amministrazione comunale, tuttavia, viene ricostruita in modo diverso rispetto a Collio. Secondo la Procura, a Orzivecchi sarebbe stata la responsabile dell’Anagrafe a gestire direttamente le procedure: otto pratiche presentate tra l’11 dicembre 2024 e il 16 aprile 2025.
Per gli inquirenti, le pratiche sarebbero state portate a conclusione positiva nonostante la responsabile fosse a conoscenza della presunta falsità della documentazione genealogica e senza effettuare gli effettivi controlli sulla residenza dei richiedenti.








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