Omicidio Cologne, la Cassazione riapre il nodo della premeditazione
La Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza d’appello che aveva escluso l’aggravante e ridotto la pena a 14 anni. Ora un altro processo dovrà rivalutare gli elementi sulla pianificazione del delitto.
Più informazioni su

Cologne. La sentenza d’appello che aveva ridotto da 27 a 14 anni la condanna per Cristiano Mossali dovrà essere nuovamente esaminata.
La Corte di Cassazione ha infatti annullato con rinvio il verdetto, chiedendo una nuova valutazione sulla premeditazione dell’omicidio di Nexhat Rama.
La responsabilità di Mossali per la morte dell’uomo, avvenuta nell’agosto 2022, resta ferma. Il punto da chiarire è invece se il delitto sia stato pianificato in anticipo, circostanza che potrebbe incidere in modo significativo sulla pena.
Mossali, 56 anni, meccanico di Capriolo, è detenuto dal settembre 2022 con l’accusa di avere ucciso Rama nella propria officina e di averne poi bruciato il corpo all’interno dell’auto, abbandonata nelle campagne di Cologne.
La Cassazione ha disposto il rinvio a un’altra Corte d’assise d’appello, quella di Venezia, che dovrà riesaminare gli elementi raccolti nel processo e valutare nuovamente la sussistenza dell’aggravante della premeditazione.
Prima di conoscere nel dettaglio le ragioni della decisione della Suprema Corte bisognerà attendere il deposito delle motivazioni. Solo a quel punto sarà possibile comprendere quali aspetti del precedente verdetto dovranno essere rivalutati.
Il delitto risale al 28 agosto 2022. Rama, che aveva prestato denaro a Mossali e da giorni chiedeva di rientrare della somma, si presentò all’officina di Capriolo dopo un appuntamento concordato.
Secondo quanto ricostruito durante le indagini, quel giorno Mossali aveva lasciato a casa il figlio, congedato i dipendenti e disattivato l’impianto di videosorveglianza della struttura. Si sarebbe inoltre procurato un’arma.
Rama venne ucciso all’interno dell’officina. Il suo corpo fu successivamente caricato nella propria automobile, alla quale venne appiccato il fuoco. Il cadavere carbonizzato fu ritrovato nelle campagne di Cologne.
In primo grado la Corte d’assise aveva ritenuto provata la premeditazione, arrivando a una condanna a 27 anni di carcere.
La Corte d’assise d’appello di Brescia aveva invece escluso l’aggravante, ritenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare con certezza un progetto omicida preordinato. La pena era stata così ridotta a 14 anni.
Ora la Cassazione ha chiesto di tornare proprio su questo passaggio. Sarà quindi una nuova Corte d’assise d’appello a stabilire se gli elementi del processo siano sufficienti per riconoscere la premeditazione oppure se l’aggravante debba essere nuovamente esclusa.








Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.