Riapre il Processo Hydra, Pollini: “Conoscere è essenziale per contrastare la mafia”

Il procedimento penale, nato da un'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha svelato l'esistenza di un'alleanza tra le tre mafie storiche, Cosa nostra, camorra e 'ndrangheta, in Lombardia.

Milano. “La presenza delle istituzioni alle udienze del Processo Hydra è fondamentale per comprendere l’impatto della criminalità organizzata e costruire politiche di contrasto efficaci”, così commenta Paola Pollini ha partecipato questa mattina all’udienza che ha segnato la ripresa del processo Hydra, in corso a Milano.
Il procedimento penale è nato da un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, coordinata dal Procuratore della Repubblica Marcello Viola, che ha svelato l’esistenza di un’alleanza tra le tre mafie storiche, Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta, in Lombardia. All’udienza di riapertura dell’indagine hanno partecipato un nutrito gruppo di cittadini e rappresentanti delle istituzioni.
“Essere presenti con continuità a questo procedimento”, ha dichiarato Pollini, “non è solamente un gesto simbolico di sostegno al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, ma è anche un modo per osservare direttamente le conseguenze economiche e sociali che la criminalità organizzata produce sui territori. Le istituzioni hanno il dovere di conoscere da vicino queste dinamiche, per poter elaborare misure concrete, capaci di prevenire le infiltrazioni e rafforzare la tenuta delle comunità locali”.
La giornata ha assunto inoltre un valore particolare perché coincide con la commemorazione dell’uccisione del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo nella strage di Via Carini, avvenuta a Palermo il 3 settembre 1982.
All’udienza erano presenti anche i familiari del generale, la cui testimonianza ricorda quanto la memoria possa essere un elemento essenziale dell’impegno pubblico.
“Ricordare chi ha sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia”, ha aggiunto Pollini, “significa assumersi la responsabilità di proseguire quel cammino. La memoria non è un rito, ma un dovere che deve orientare le scelte delle istituzioni”.

 

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