Tredici anni senza Marilia, la mamma: «Vorrei guardare il suo assassino negli occhi»

La giovane brasiliana, incinta di cinque mesi, fu uccisa a Gambara il 29 agosto 2013 dal suo datore di lavoro e amante, Claudio Grigoletto, poi condannato a 30 anni carcere.

Gambara. Sono trascorsi 13 anni da quel 29 agosto 2013, ma il dolore di Natalia Silva per la perdita della figlia Marilia non si è mai attenuato. La giovane, 29 anni, brasiliana, venne strangolata nell’ufficio dell’azienda per cui lavorava a Gambara, nella Bassa bresciana. A ucciderla fu il suo datore di lavoro e amante Claudio Grigoletto, pilota e istruttore di volo, all’epoca sposato e padre di due bambine, di cui una nata poche settimane prima dell’omicidio.
Marilia Rodrigue Martin era incinta di cinque mesi e aspettava una figlia. Una tragedia che ha lasciato nella madre una ferita impossibile da rimarginare. «Il dolore è ancora profondamente sconvolgente e difficile da comprendere. Rimane intenso. Non ha una data o un nome preciso: è solo un vuoto che si apre nel mio petto ogni giorno».
A distanza di 13 anni, la mamma Natalia continua a trovare nel ricordo della figlia la forza per andare avanti. «Il ricordo di Marilia mi aiuta. Parlare di lei mi dà conforto. Lei era luce, vita e gioia: una combattente. Vivo nel ricordo del suo sorriso bellissimo e contagioso».

Grigoletto-calunnia-condanna

Dopo l’omicidio, Grigoletto cercò di costruire una falsa scena per far pensare a un suicidio. Aprì il gas della caldaia e versò del liquido corrosivo vicino al corpo della giovane, tentando di depistare le indagini.
L’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo della Compagnia di Verolanuova e coordinata dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani ricostruì però la dinamica dell’omicidio e portò all’arresto dell’uomo.
In primo grado venne accolta la richiesta di ergastolo, mentre la pena fu successivamente ridotta a 30 anni dalla Cassazione.
Grigoletto è tuttora detenuto. «Non ho più avuto sue notizie: spero si trovi ancora dietro le sbarre», racconta Natalia. «Ha premeditato e orchestrato con cura l’omicidio: è un mostro, il minimo che merita è di restare in prigione».
La rabbia lascia però spazio soprattutto a una domanda rimasta senza risposta. «Il mio ultimo desiderio in questa vita è quello di poter guardare un giorno negli occhi l’uomo che ha ucciso mia figlia e la mia nipotina e fargli un’unica domanda, alla quale lui solo può rispondere: perché?».
Il delitto ha distrutto anche l’equilibrio della famiglia. «La mia famiglia è stata distrutta 13 anni fa», racconta Natalia. «Da allora io e l’altra mia figlia Luciana non riusciamo più a dare un senso alla nostra esistenza. Due vite sono state stroncate in modo brutale e crudele: il mio cuore se n’è andato con loro quel giorno».
Nel suo dolore Natalia affida anche alla fede il bisogno di giustizia. «Esiste giustizia sulla terra per un dolore simile? Mi rivolgo a Dio: sarà Lui solo ad emettere una sentenza giusta per una crudeltà così immensa».
Il ricordo di Marilia continua intanto a vivere anche attraverso la pagina Facebook “In memoria – Marilia Rodrigues Silva Martins”, seguita da quasi duemila persone in tutto il mondo. L’iniziativa è nata per mantenere viva la memoria della giovane vittima e promuovere una riflessione sul fenomeno dei femminicidi, affinché nessun’altra famiglia debba affrontare una tragedia simile.

libro omicidio Marilia Rodrigues

Sulla tragica vicenda del femminicidio che si è consumata nel Bresciano, è stato pubblicato un libro, intitolato “E ’l modo ancor m’offende”, di Maria Dell’Anno Sevi, pubblicato da Edizioni San Paolo, scritto per raccontare la donna oltre le cronache del delitto.
Il volume nasce dalla volontà dell’autrice di riportare al centro della narrazione proprio Marilia, la sua personalità e la sua storia. Un racconto costruito anche grazie alla testimonianza della madre Natalia, che ha contribuito alla ricostruzione della vita della figlia e dei suoi ultimi mesi.
Attraverso le pagine del volume, la vicenda giudiziaria si intreccia così con il racconto personale della giovane, con particolare attenzione al modo in cui la sua figura è stata descritta dopo la morte.
Uno dei passaggi più significativi del libro affida direttamente a Marilia una riflessione sulla rappresentazione ricevuta dai media: «Posso dire di essere stata uccisa due volte, prima da Claudio e poi dalla stampa italiana, per la quale ero semplicemente “la brasiliana” o “la bella brasiliana”».
Il testo affronta quindi anche il tema del racconto dei femminicidi e del rischio che la vittima finisca in secondo piano rispetto alla vicenda giudiziaria e alla figura dell’assassino.
La voce narrante attribuita a Marilia ripercorre le descrizioni e i giudizi che, secondo il libro, accompagnarono la sua storia, fino alla domanda finale: «Perché lui, colpevole di avermi uccisa, merita comunque una vita? Non la meritavo io?».

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