Ennesimo femminicidio, uccide l’ex che lo aveva denunciato e si toglie la vita

Tragedia a Camponogara: la trentanovenne Tania Terrin trovata morta in casa, l'ex compagno Dino Keber si è suicidato a Dolo dopo il delitto. La madre della vittima lancia l'atto d'accusa: «Siamo state sette volte dai carabinieri».

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Camponogara. Una tragedia annunciata ha sconvolto la comunità di Camponogara, nel Veneziano, dove la trentanovenne Tania Terrin è stata trovata morta sul divano del proprio appartamento la sera di Ferragosto. A toglierle la vita è stato l’ex compagno, Dino Keber, 43 anni di Dolo, che dopo il delitto è tornato nella sua abitazione e si è suicidato impiccandosi. La donna lo aveva denunciato più volte alle autorità dopo la fine della loro relazione, ricevendo anche il supporto della madre, che ora denuncia disperata: «Siamo state sette volte dai carabinieri».
La dinamica del delitto e la scoperta dei corpi
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti coordinati dalle forze dell’ordine locali, l’omicidio è avvenuto probabilmente nella serata di sabato 15 agosto. A dare l’allarme è stata la madre della vittima, allarmata dal fatto che la figlia non rispondeva al telefono. Dopo essersi recata sul posto insieme ai carabinieri, la donna ha fatto la tragica scoperta: Tania Terrin giaceva senza vita sul divano, presumibilmente soffocata o strangolata.
Poche ore dopo, i militari hanno rinvenuto il corpo di Dino Keber all’interno della sua abitazione a Dolo, dove l’uomo si era tolto la vita subito dopo aver commesso il delitto.
I precedenti e il grido d’aiuto rimasto inascoltato
La relazione tra i due era interrotta da tempo, ma Keber non aveva mai accettato la separazione, trasformandosi in uno stalker. Come riportato dalle ricostruzioni, lo scorso aprile l’uomo aveva già tentato di strangolare l’ex compagna. In seguito a quell’episodio, Tania Terrin aveva sporto denuncia formale e il questore di Venezia aveva emesso nei confronti del quarantatreenne un ammonimento ufficiale.
La paura della donna era tuttavia rimasta altissima. Tania aveva persino inviato un messaggio nel gruppo WhatsApp dei vicini di casa, allegando una foto dell’ex compagno e scrivendo chiaramente: «Me lo trovo spesso sotto casa, se si presenta non apritegli». I tentativi di chiedere protezione formale, testimoniati dai ripetuti accessi della vittima e della madre presso le caserme locali, non sono purtroppo bastati a evitare l’ennesimo dramma.
Il dibattito sulle misure di protezione
La vicenda ha riacceso immediatamente le polemiche sull’efficacia delle misure cautelari vigenti, come l’ammonimento del questore e i decreti di allontanamento, che spesso si rivelano insufficienti a fermare i soggetti violenti prima del compimento di atti estremi. Le indagini dei carabinieri proseguono per accertare con esattezza gli ultimi spostamenti dell’omicida e chiarire se vi siano state falle nella catena di monitoraggio e protezione della vittima.

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