Garda bresciano, al via il progetto per il nuovo depuratore
L’opera, dal valore complessivo di 314,53 milioni di euro, si pone l'obbiettivo di erigere una grande infrastruttura ambientale destinata a sostituire un sistema nato oltre cinquant’anni fa.
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Brescia. È stato presentato il 30 luglio al Brixia Forum, con l’intervento del Prefetto di Brescia Andrea Polichetti, Commissario straordinario per la progettazione, il progetto delle nuove opere per il collettamento e depurazione della sponda bresciana del lago di Garda.
L’opera, dal valore complessivo di 314,53 milioni di euro, si pone l’obbiettivo di erigere una grande infrastruttura ambientale destinata a sostituire un sistema nato oltre cinquant’anni fa, integrando tutela del lago, resilienza del servizio idrico, recupero energetico e riutilizzo delle risorse in un’unica visione di lungo periodo.
Il progetto prevede la realizzazione di una nuova rete di collettamento che attraverserà l’intera sponda lombarda del Garda, composta da un’infrastruttura lunga 60 chilometri per la raccolta e il trasporto dei reflui, con 5 nuove stazioni di sollevamento e pompaggio e una doppia condotta sublacuale di 9,8 chilometri tra Toscolano Maderno e Salò;
L’impianto centrale sarà dimensionato per trattare fino a 200.000 abitanti equivalenti, garantendo efficienza sia per la popolazione residente sia durante i picchi della stagione turistica.
La realizzazione avverrà attraverso tre lotti funzionali: il completamento del primo è previsto entro il 2030, mentre la conclusione dell’intero intervento è programmata entro il 31 dicembre 2034.
Il nuovo impianto sorgerà in località Esenta di Lonato del Garda, nell’area denominata “Sud 2”. La scelta è il risultato di un’approfondita analisi comparativa tra sei diverse alternative localizzative, svolta anche alla luce delle valutazioni tecnico-scientifiche versate nei pareri resi dalle Università di Brescia, Verona e Trento su incarico del Commissario straordinario.
Rispetto alle ipotesi sviluppate negli anni scorsi, tra cui la realizzazione di due impianti distinti a Gavardo e Montichiari, oggi definitivamente superata: la soluzione di Esenta è risultata quella più efficace sotto il profilo tecnico e ambientale, grazie alla migliore integrazione con il contesto agricolo e alla minore presenza di vincoli paesaggistici.
Il nuovo sistema è stato concepito secondo i principi dell’economia circolare e si basa su tre filiere integrate: acque, fanghi ed energia.
Uno degli aspetti più innovativi riguarda il riuso irriguo delle acque depurate, che saranno convogliate in una rete dedicata capace di servire circa 700 ettari di terreni agricoli circostanti. Solo la quota non utilizzata a fini irrigui verrà restituita all’ambiente attraverso uno scarico nel fiume Chiese.
Grande attenzione è stata riservata anche al tema energetico, grazie alla combinazione tra impianti fotovoltaici, recupero del calore di processo e produzione di biogas derivante dalla digestione anaerobica dei fanghi, il nuovo impianto dovrebbe raggiungere oltre il 40% di autosufficienza energetica entro il 2035, con l’obiettivo di conseguire la completa
autonomia negli anni successivi.
Il direttore tecnico di Acque Bresciane Sabrina Colli ha posto l’accento sugli aspetti innovativi e sulla visione industriale del nuovo sistema: “Questo progetto non riguarda soltanto la realizzazione di un nuovo depuratore, ma la costruzione di un sistema integrato che mette al centro sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica ed efficienza gestionale. Abbiamo progettato un’infrastruttura capace di evolvere nel tempo, valorizzando le risorse contenute nelle acque reflue attraverso il riuso irriguo, il recupero energetico e una gestione sempre più circolare dei fanghi. È una soluzione pensata per rispondere alle esigenze del territorio gardesano dei prossimi decenni, con elevati standard di affidabilità e tutela dell’ambiente”.
Raccolto in un dossier composto da oltre 800 elaborati tecnici, il progetto prevede oggi un investimento complessivo di circa 315 milioni di euro. L’aggiornamento economico rispetto alle prime stime è legato principalmente all’evoluzione della progettazione e all’introduzione di soluzioni tecnologiche in grado di migliorare le prestazioni dell’intero sistema nel lungo periodo, tra gli elementi più significativi figurano: gli approfondimenti geologici e ambientali, l’adozione delle tecniche di scavo in microtunnelling, il raddoppio della condotta sublacuale tra Toscolano Maderno e Salò con tecnologie più avanzate, il potenziamento delle stazioni di pompaggio e della filiera di trattamento, oltre all’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia registrato negli ultimi anni.
Al termine della presentazione il Commissario Straordinario, Prefetto Andrea Polichetti, ha evidenziato il valore del percorso istituzionale che ha portato alla definizione del progetto: “Il Lago di Garda rappresenta un patrimonio ambientale, economico e sociale di valore nazionale. Il progetto presentato oggi è il risultato di un importante lavoro di collaborazione tra istituzioni, amministrazioni locali e gestore del servizio idrico. L’obiettivo comune è dotare il territorio di un’infrastruttura capace di garantire, anche per le generazioni future, la tutela dell’ecosistema, la qualità dei servizi per le comunità locali, nel segno della forte vocazione turistica dell’area. Le prossime fasi autorizzative, in un’ottica di trasparenza e massima attenzione alle esigenze del territorio dovranno seguire una tempistica celere, come imposto dalla norma di nomina del Commissario, in linea con gli standard qualitativi ambientali europei, aprendo pure a quegli interventi che potranno facilitare il miglioramento della compatibilità e della sostenibilità del progetto sui territori direttamente interessati dal nuovo impianto”.
In merito alla vicenda del depuratore, oggetto di una conversazione fra Regione e rappresentanti del territorio che procede da quasi trent’anni, i ritardi e disagi legati alle lungaggini del progetto sono stati numerosi, in merito a ciò si esprime così Paola Pollini, consigliera regionale M5S Lombardia: “Torno a chiedere un maggiore coinvolgimento di Regione Lombardia su un’opera strategica per il territorio. Il Commissario straordinario e gli Enti competenti hanno illustrato lo stato di avanzamento del progetto, che registra un forte ritardo rispetto alle tempistiche inizialmente previste. Si tratta di un tema estremamente sentito dalle comunità locali per le importanti ricadute ambientali, sanitarie ed economiche.
La nostra attenzione su questa vicenda è costante da anni. Da ultimo, nell’aprile 2023, abbiamo presentato una mozione con cui chiedevamo la revisione della convenzione e un approfondimento serio delle diverse ipotesi progettuali e localizzative.
È significativo che, nonostante fosse stata invitata, Regione non fosse presente all’incontro di oggi, lasciando un evidente vuoto istituzionale. Quando si impiegano risorse pubbliche, soprattutto a fronte di costi lievitati, è indispensabile il massimo livello di attenzione. Per questo avevamo chiesto che nella normativa sulla Valutazione di Impatto Ambientale fossero rafforzati gli strumenti di interoperabilità delle banche dati, oggi fondamentali anche per progetti di questa portata. Infine, sarà necessario affrontare gli effetti del futuro cantiere sulla viabilità locale e ribadisco la contrarietà del Movimento 5 Stelle allo scarico delle acque depurate nel già fragile fiume Chiese. Occorre studiare soluzioni per limitare al massimo i disagi che i lavori comporteranno su una rete viaria già fortemente congestionata. Continuiamo, inoltre, a ritenere sbagliata la scelta di convogliare lo scarico finale delle acque depurate nel fiume Chiese, un ecosistema già sottoposto a forti pressioni ambientali. Il nostro sollecito vuole contribuire a superare l’immobilismo che Regione Lombardia ha mostrato su questa vicenda per troppi anni”.







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