Molestie all’Università di Brescia, il caso arriva in Consiglio comunale

La minoranza chiede alla Loggia chiarimenti sul ruolo svolto nella Rete contro la violenza di genere. Lunedì l’interpellanza dopo il report con centinaia di testimonianze raccolte nel report dell'Ateneo.

Brescia. Il caso delle molestie e delle violenze di genere emerse dal report dell’Università degli Studi di Brescia approda in Consiglio comunale. Lunedì 27 luglio la minoranza presenterà un’interpellanza per chiedere alla Loggia chiarimenti sul ruolo svolto nell’ambito della Rete territoriale istituzionale contro la violenza di genere, di cui il Comune è ente capofila.
Al centro della discussione ci sarà l’indagine conoscitiva realizzata dall’ateneo, basata su circa 2.500 questionari e contenuta in un documento di 160 pagine, che raccoglie numerose testimonianze di episodi di sessismo, molestie e violenze vissute da studenti, docenti e personale universitario.
Secondo i dati emersi dal report, una persona su tre tra gli intervistati ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di questo tipo in ambito universitario. La percentuale sale al 43% tra le studentesse e al 50% tra chi non si riconosce nel genere maschile o femminile.
Le testimonianze raccolte descrivono situazioni che vanno da commenti sessisti e battute inappropriate fino a comportamenti più gravi, come avances insistenti, richieste a sfondo sessuale, contatti fisici non desiderati e presunte pressioni legate alla carriera accademica.
Il centrodestra chiede ora di capire se il Comune fosse a conoscenza dei contenuti del report prima della sua diffusione pubblica e quali iniziative siano state eventualmente messe in campo negli anni successivi alla raccolta delle segnalazioni.
«Siamo consapevoli che il Comune non ha competenze sulla gestione dell’Ateneo», ha spiegato Mariachiara Fornasari, consigliera di Fratelli d’Italia, «ma riteniamo che debba fare la propria parte come capofila della Rete contro la violenza di genere e chiedere chiarezza su quanto emerso».
L’interrogazione richiama il protocollo d’intesa aggiornato nel 2021, che coinvolge Comune, Prefettura, Questura, autorità giudiziarie, Ats, Provincia, organizzazioni sindacali e, dal 2024, anche gli atenei bresciani.
Per Fornasari il punto centrale è il ruolo di coordinamento della Loggia: «Chiediamo se il Comune fosse a conoscenza dell’indagine o delle criticità emerse prima della pubblicazione, quali azioni abbia intrapreso e cosa intenda fare ora di fronte a dati così significativi».
Sulla stessa linea Fabio Rolfi (Lega): «Non puntiamo il dito contro nessuno, ma non vogliamo che la vicenda finisca in un cassetto. Il Comune è un ente di competenza generale, ha un assessorato all’Università e non può ignorare una situazione che riguarda la città e l’attrattività dell’ateneo».
Massimiliano Battagliola (Brescia Civica) concentra invece l’attenzione sul funzionamento della rete territoriale: «Le eventuali responsabilità penali spettano alla magistratura, ma sul piano politico dobbiamo capire se il coordinamento previsto dal protocollo abbia funzionato e se sia stato garantito un monitoraggio adeguato».
La discussione in aula servirà quindi a chiarire quale ruolo abbia avuto la rete istituzionale negli anni e quali strumenti possano essere messi in campo per rafforzare prevenzione, ascolto e tutela delle persone coinvolte.

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