Il prof di Brescia “costretto” alla pensione, gli ex studenti: «Non si sprechi il suo valore»
Dopo il rigetto del ricorso contro il pensionamento, una ventina di ex allievi scrive al Ministero. Presentato un reclamo: dall'1 settembre il docente del liceo Leonardo dovrebbe lasciare la scuola.
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Brescia. La battaglia del professor Franco Manni contro il pensionamento obbligatorio non è ancora conclusa, ma il traguardo sembra ormai segnato.
Il docente di storia e filosofia del liceo Leonardo di Brescia, 67 anni, dopo il rigetto del ricorso da parte del giudice del lavoro del Tribunale di Brescia, ha presentato un reclamo, ultimo tentativo per ottenere la permanenza in servizio oltre il 31 agosto.
La sentenza ha stabilito che il trattenimento in servizio di un dipendente pubblico rappresenta una facoltà dell’amministrazione e non un obbligo, anche qualora vi fossero state irregolarità nell’istruttoria contestate dal professore.
Manni continua però a sostenere che la discrezionalità della pubblica amministrazione debba essere adeguatamente motivata. Salvo sviluppi favorevoli del reclamo, dal 1° settembre il docente entrerà in pensione.
A sostenerlo è intervenuto anche un gruppo di ex studenti, di età compresa tra i 19 e i 50 anni, che ha promosso una lettera indirizzata al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Le firme raccolte sono già una ventina e continuano ad aumentare.
Nel documento gli ex allievi denunciano quella che definiscono una perdita non solo per il professore, ma per l’intera collettività. A loro giudizio, obbligare al pensionamento una persona ancora competente, motivata e pienamente in grado di insegnare significa privare la scuola di un patrimonio di esperienza.
Gli ex studenti ricordano inoltre che, a loro avviso, l’Italia rappresenta un caso particolare tra i Paesi occidentali nell’imporre ai dipendenti pubblici il pensionamento esclusivamente sulla base dell’età anagrafica. Nella lettera sottolineano come le competenze maturate in anni di insegnamento non possano essere accantonate solo per il raggiungimento del limite di età, definendo questa scelta una forma di discriminazione anagrafica.
Per gli ex allievi, il valore professionale di Franco Manni resta intatto e il suo pensionamento non è legato alla qualità del lavoro svolto, ma esclusivamente al requisito anagrafico, con il rischio di privare la scuola di una figura considerata ancora un punto di riferimento per generazioni di studenti.







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