«Troppe carrozzine a bordo» e la Nazionale di powerchair football resta a terra

Il bresciano Marco Rosellini, assistente allenatore della squadra azzurra paralimpica, ha raccontato il mancato imbarco per il torneo in Scozia: «Tre ore senza risposte, persa un’occasione fondamentale verso il Mondiale».

Roma. La trasferta che doveva rappresentare un passaggio fondamentale verso il Mondiale si è trasformata in una giornata di amarezza e rabbia per la Nazionale italiana di powerchair football.
Tra gli azzurri rimasti a terra all’aeroporto di Fiumicino c’era anche il bresciano Marco Rosellini, assistente allenatore della squadra guidata dal commissario tecnico Marco Ferrazza.
La formazione italiana avrebbe dovuto raggiungere la Scozia per partecipare al World Cup Warm Up, torneo internazionale riservato alle migliori nazionali di powerchair football e preparatorio ai Campionati del Mondo in programma a ottobre a Buenos Aires. Un appuntamento importante per testare il livello della squadra in vista della rassegna iridata, dopo lo storico terzo posto conquistato agli Europei di Lignano Sabbiadoro.
Il viaggio, però, si è fermato prima ancora di iniziare. A Fiumicino, infatti, la compagnia aerea ha negato l’imbarco alla delegazione perché sull’aereo non sarebbe stato possibile trasportare tutte le carrozzine degli atleti, sia quelle utilizzate per la mobilità quotidiana sia quelle speciali impiegate durante le partite.
«La Federazione era consapevole delle complessità di un viaggio con una delegazione come la nostra e si era mossa con largo anticipo, già ad aprile, seguendo tutte le procedure richieste dalla compagnia aerea», ha raccontato Rosellini. «Siamo arrivati in aeroporto intorno alle 7,30 e siamo rimasti fino alle 10.30 in attesa di risposte, passando da un interlocutore all’altro senza avere indicazioni chiare».
Una situazione che ha lasciato giocatori e staff «increduli e profondamente amareggiati». Per gli atleti di powerchair football, infatti, le carrozzine non sono semplici attrezzature sportive, ma strumenti indispensabili per l’autonomia e la partecipazione alla vita quotidiana.
Il mancato viaggio ha avuto anche pesanti conseguenze sul piano sportivo. «Dal punto di vista calcistico il danno è enorme», ha sottolineato Rosellini. «Il torneo di Glasgow rappresentava una tappa fondamentale del nostro percorso di preparazione al Mondiale. Avremmo potuto confrontarci con alcune delle nazionali più forti al mondo, valutare il nostro livello e continuare il lavoro tecnico. Invece quell’opportunità è andata persa e siamo tornati tutti a casa».
La vicenda ha provocato la dura reazione della Federazione italiana paralimpica powerchair sport e del Comitato Italiano Paralimpico. «La mobilità non è un favore concesso, ma un diritto che deve essere garantito», ha dichiarato il presidente della Fipps Andrea Piccillo, chiedendo chiarimenti sull’accaduto e procedure più efficaci per evitare episodi simili.
Anche il commissario tecnico Marco Ferrazza ha evidenziato il peso della mancata partecipazione al torneo: «Ogni convocazione è il risultato di mesi di lavoro, allenamenti, sacrifici personali e investimenti». Per la Nazionale italiana, dunque, una battuta d’arresto non solo logistica ma anche sportiva, arrivata a pochi mesi dall’appuntamento più importante della stagione.

 

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