Brescia, detenuto suicida in carcere: era in Italia da poco, senza documenti né familiari
Il 23enne arrestato per violenza sessuale aggravata su quattro 13 enni, palpeggiate in piscina a Concesio, non aveva riferimenti stabili sul territorio né una rete familiare identificabile.
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Brescia. La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta sulla morte del giovane detenuto trovato senza vita nella casa circondariale di Canton Mombello dopo l’arresto per violenza sessuale aggravata su un gruppo di 13enni, palpeggiate mentre erano in piscina a Concesio.
Il 23enne, originario dell’India, era in Italia da poche settimane e risultava privo di documenti completi e di una rete familiare o relazionale stabile sul territorio.
Viveva in città in un appartamento condiviso con connazionali nella zona di via Milano e si manteneva con lavori saltuari, tra cui la distribuzione di volantini porta a porta.
Il giovane si trovava in custodia cautelare in carcere. La sua posizione era stata valutata nelle ore precedenti al decesso nell’ambito dell’udienza di convalida, con la conferma della misura detentiva.
Secondo quanto emerso, non disponeva di una documentazione utile a ricostruire in modo completo la sua identità anagrafica e il suo percorso personale, elemento che ha reso più complessa anche la ricostruzione di eventuali contatti familiari nel Paese d’origine.
Il corpo è stato rinvenuto all’interno dell’istituto penitenziario, durante l’ora di cena, nella cella in cui era stato posto in isolamento, per preservarlo dalle possibili conseguenze cui vanno incontro i detenuti accusati di reati sessuali su minori, e sono stati attivati gli accertamenti previsti. Il giovane ha utilizzato un lenzuolo per togliersi la vita.
La Procura di Brescia ha avviato le verifiche per chiarire le circostanze del decesso e ricostruire le ultime ore di vita del detenuto.








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