Carceri lombarde, sovraffollamento record: Brescia oltre il 200%
Il rapporto Antigone fotografa una situazione critica negli istituti della regione. Nessuna struttura sotto la soglia di capienza, pesanti criticità anche a Brescia.
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Brescia. La situazione delle carceri in Lombardia continua a peggiorare, con livelli di sovraffollamento che raggiungono punte superiori al 200% in diversi istituti.
È quanto emerge dal XXII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, che restituisce un quadro definito critico e in progressivo peggioramento.
Tra le strutture più in difficoltà figura anche il carcere bresciano Nerio Fischione, insieme a San Vittore, Lodi, Varese e Busto Arsizio. In nessun istituto della regione il tasso di affollamento risulta inferiore al 100%, segno di una pressione costante sull’intero sistema penitenziario.
Il rapporto è stato realizzato attraverso visite di monitoraggio in vari istituti, tra cui quelli di Brescia, Como, Voghera, Vigevano e Varese. La fotografia complessiva evidenzia un sistema sempre più distante dai principi costituzionali e in difficoltà nel garantire condizioni adeguate sia ai detenuti sia al personale.
Secondo l’analisi, l’aumento della popolazione carceraria non sarebbe legato a un incremento della criminalità, che risulta stabile o in calo, ma a un sistema normativo caratterizzato da un progressivo inasprimento delle pene, con l’introduzione di nuovi reati e aggravanti e l’aumento delle sanzioni.
Un ulteriore elemento critico riguarda il rallentamento delle misure alternative alla detenzione, che per la prima volta registrano una frenata o addirittura un arretramento, contribuendo ad alimentare la pressione sugli istituti.
Nel rapporto viene inoltre evidenziato come il sistema penitenziario sia attraversato da una crescente tensione interna, con conseguenze sulle condizioni di vita quotidiana e sul lavoro degli operatori. Tra le criticità segnalate anche il rischio di isolamento delle strutture, con minori aperture verso l’esterno e riduzione delle attività formative e di reinserimento.
Il quadro complessivo, secondo l’associazione, richiede interventi strutturali per ampliare le opportunità educative e lavorative, rafforzare il collegamento con il mondo esterno e ridurre la pressione detentiva attraverso un maggiore ricorso a misure alternative.








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