La procura ha chiesto il fallimento del Brescia calcio di Cellino
Cellino tenta l’ultima carta con un piano di risanamento e le misure protettive, ma i debiti sfiorano i 19 milioni e il Fisco giudica inadeguato la proposta di pagamento dell'ex patron delle rondinelle. In corso una trattativa con Union Brescia.
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Brescia. La Procura di Brescia ha chiesto il fallimento del Brescia Calcio, ex società di Massimo Cellino, unendosi all’istanza di liquidazione presentata dall’avvocato Mattia Grassani, creditore del club.
Cellino sta tentando di evitare il crac tramite un piano di risanamento e ha chiesto al tribunale le misure protettive: 120 giorni di “scudo” contro i creditori.
L’esperto nominato dalla Camera di Commercio ha però scritto che, senza queste misure, il piano non è «ragionevolmente perseguibile».
I debiti complessivi del Brescia Calcio ammontano a circa 19 milioni di euro.
Cellino propone di chiudere tutto con circa 4,5 milioni, di cui 1,8 milioni messi di tasca propria (in aumento rispetto ai 500mila iniziali).
L’Agenzia delle Entrate, a cui sarebbero dovuti quasi 9 milioni, ha giudicato insufficiente la proposta (pagamento del 10%).
È in corso una trattativa con Union Brescia di Giuseppe Pasini per beni materiali e immateriali: nome, marchio, matricola storica, archivio, centro sportivo di Torbole e la quota legata alla futura cessione di Sandro Tonali (oltre 800mila euro).
Le scadenze sono ravvicinate: risposta entro fine gennaio, chiusura entro fine marzo.
Il caso è a un bivio giudiziario: o il tribunale concede le misure protettive dando ossigeno al piano di Cellino, oppure il fallimento diventa difficile da evitare.
Il nodo principale è il Fisco: senza un accordo credibile con l’Agenzia delle Entrate, il piano rischia di non stare in piedi.
La trattativa con Union Brescia è strategica: potrebbe salvare storia, simboli e continuità sportiva, anche se il “vecchio” Brescia dovesse fallire.
Il tempo gioca contro Cellino: più passano i giorni, più il fallimento diventa l’esito naturale.








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