Brescia calcio addio: si volta (amaramente) pagina
Il Consiglio federale decreterà in mattinata l'esclusione del club dal calcio professionistico. E mentre si guarda al futuro, sullo sfondo resta la disputa tra Cellino e il Comune sullo stadio Rigamonti.
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Brescia. Il Brescia calcio è agli sgoccioli. Questo giovedì mattina il Consiglio fedrale decreterà l’esclusione del club dal calcio professionistico, dopo 114 anni di storia. In otto anni di gestione delle rondinelle, il patron Massimo Cellino non è riuscito a mantenere la promessa fatta all’inizio della sua avventura a Brescia, nel 2017: «Con me non fallirete», profezia più che mai nefasta, guardando allo stato attuale.
Con l’addio del club biancoblù al professionismo i giocatori saranno automaticamente svincolati dal contratto e potranno scegliere che strada intraprendere. Un destino che si incrocia con quello dei 13 dipendenti di via Solferino che hanno ricevuto la notifica di licenziamento.
Sul futuro del “nuovo Brescia” si accendono però le speranze: martedì Giuseppe Pasini ha incassato l’appoggio di A2A per una possibile sponsorizzazione della nuova società ed ora i tempi stringono per la sua stessa definizione: il 15 luglio è la dead line entro la quale il presidente della Feralpisalò dovrà indicare nuova denominazione, logo e colori della squadra che ripartirà dalla serie C.
Sullo sfondo, intanto, si preannuncia uno scontro molto serrato tra Cellino e l’amministrazione comunale che, dopo il mancato versamento della quota intera dell’affitto dello stadio Rigamonti, è decisa a riprendersi l’impianto. Entro venerdì, giorno ultimo nel quale Cellino potrà (ma con tutta probabilità non lo farà) riconsegnare le chiavi dell’impianto di Mompiano. Diversamente si procederà con il cambio della serratura e le chiavi saranno consegnate a chi gli subentrerà.







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