Crediti fittizi e riciclaggio, Cellino: «Estraneo alla truffa, sono una vittima»

L'ex patron del Brescia Calcio rigetta il coinvolgimento nell'articolato schema fraudolento finalizzato a a beneficiare indebitamente di crediti IVA inesistenti per un valore di 4 milioni di euro.

Brescia. «Brescia Calcio e Massimo Cellino, come risulta anche dal comunicato stampa della Procura della Repubblica di Brescia, sono estranei all’organizzazione tesa alla commercializzazione di crediti fiscali e connesse attività di riciclaggio».
Lo affermano, in una nota, i legali di Cellino, gruppo Tonucci & Partners che evidenziano come il «Brescia Calcio in data 20 maggio 2025 ha subito sporto denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Brescia a seguito della notifica alla predetta società dello schema di atto da parte dell’Agenzia delle Entrate, che già conteneva la contestazione di utilizzo da parte della società in compensazione di crediti inesistenti, contestazione che è l’unica tutt’oggi esistente e in danno del Presidente Massimo Cellino».
Il riferimento è al “gruppo Alfieri” che risulta essere, nell’ambito dell’indagine della Guardia di Finanza, la società che avrebbe erogato crediti fittizi nel contesto di un articolato schema fraudolento finalizzato a beneficiare indebitamente di crediti IVA inesistenti per un valore di 4 milioni di euro. A seguito del mancato versamento Irfep sugli stipendi di giocatori e personale, il club biancoblù è stato penalizzato dal Tribunale Federale per 8 punti, con conseguente retrocessione in serie C. Il resto, poi, è storia: il patron Massimo Cellino ha deciso di non versare le retribuzioni entro il 6 giugno, sancendo così il fallimento della società dopo 114 anni di storia.

Secondo gli inquirenti, via Solferino non avrebbe rispettato gli obblighi di diligenza imposti all’acquirente nella scelta del venditore dei crediti d’imposta, non dando il giusto peso al fatto che il sedicente “Gruppo Alfieri” fosse stato fondato solo quattr mesi prima con un capitale sociale di 25mila euro e a capo del quale è risultato poi esserci un 25enne irpino senza alcun titolo od esperienza nel campo finanziario, tale Gianluca Alfieri, con diploma di scuola media.
Non solo, ma sarebbe anche emerso che, a gestire le compensazioni per il Brescia Calcio, sia stato uno studio associato di commercialisti, lo studio Gamba, che, sarebbe stato in rapporti proprio con il Gruppo Alfieri e con le altre due società (di lavoro interinale) collegate.
Un altro punto sotto il faro della Procura di Brescia riguarda poi il fatto che il “Gruppo Alfieri” non figura tra le società veicolo di cartolarizzazione (Svc), il cui elenco è presente sul sito della Banca d’Italia.

«Essendo tuttavia il Presidente Massimo Cellino e la società Brescia Calcio del tutto ignari e, anzi, in assoluta buona fede rispetto a dette compensazioni, peraltro integralmente pagate al cedente solo dopo il rilascio delle quietanze di pagamento per il tramite dei sistemi dell’Agenzia delle Entrate – conclude la nota dello studio legale – nuovamente oggi hanno fornito massima collaborazione all’Autorità Giudiziaria per gli accertamenti di rito e intendono riconfermare di ritenersi parti offese rispetto ai fatti di cui all’indagine in corso come confidano che sarà riconosciuto all’esito delle verifiche più approfondite da parte degli inquirenti, che auspicano siano le più rapide possibile».

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