Brescia Calcio, il “Gruppo Alfieri” amministrato da un 25enne con il diploma di terza media

Il club biancoblù si è affidato ad un sedicente gruppo finanziario con capitale sociale di 25mila euro e risultato essere intestato ad un giovane irpino, titolare anche di una seconda società, inattiva.

Brescia. Si decidono questo giovedì 22 maggio le sorti del Brescia Calcio, al centro di una vicenda fiscale e sportiva ingarbugliata.
Come è noto, il club di Massimo Cellino rischia la retrocessione in Serie C (eventualità già scongiurata l’anno precedente per un soffio) a seguito della penalizzazione di 4 punti legata al mancato versamento Irpef (per una somma pari a 1,4 milioni di euro) relativa al versamento degli stipendi di febbraio ed aprile a calciatori e personale della squadra.
Massimo Cellino si è difeso affermando di essere stato truffato e denunciando la società con sede in via Montenapoleone, tale “Gruppo Alfieri”, che avrebbe garantito la regolarità dei crediti d’imposta  i quali, al contrario, sono ritenuti inesistenti dall’Agenzia delle Entrate.
La società biancazzurra, che punterà la sua difesa sulla buona fede, rischia seriamente di precipitare in serie C (o addirittura di ripartire dai Dilettanti), con la conseguente salvezza del Frosinone e l’ipotesi di un playout tra Salernitana e Sampdoria, non ancora fissato in calendario.
Cellino ha escluso ogni forma di patteggiamento e ribadito con convinzione la regolarità del comportamento tenuto. Alla precarietà della situazione di via Solferino si aggiunge anche l’imminente scadenza per l’iscrizione dei club in Serie B, fissata per il 6 giugno prossimo.
Se le rondinelle non riuscissero a iscriversi, la situazione sarebbe ancora peggiore, in quanto i biancoblù sarebbero costretti a ripartire dai Dilettanti.
Quello che ci si chiede da più parti è come sia stato possibile, se così accerteranno le indagini, che il club sia potuto cadere in una presunta truffa, affidando le questioni fiscali a uno sconosciuto “Gruppo Alfieri Spv” intestato a Gianluca Alfieri, che risulterebbe essere un 25enne amministratore di due società, il Gruppo Alfieri Spv, appunto,  e la Stellanto, quest’ultima con capitale sociale di 700mila euro, ma che risulta inattiva. Secondo fonti giornalistiche il giovane amministratore ha la terza media e vive con la famiglia a Serino, in Irpinia,  in un prefabbricato post sisma del 1980.
Il Gruppo Alfieri è una «srl» con 25 mila euro di capitale sociale e operativa solo da 7 mesi. E proprio su questa “giovane età” della società finanziaria ora si accende un faro: come mai via Solferino si è affidata e fidata di un gruppo anagraficamente così nuovo? Quali garanzie c’erano?
Anche il Trapani sembrerebbe essere incappato negli stessi guai: il patron della squadra siciliana, infatti, Valerio Antonini, ha denunciato che il club è stato vittima del medesimo raggiro del Brescia.  In una nota ha fatto sapere di essere stato vittima di soggetti che «sono stati identificati attraverso un esposto alle autorità giudiziarie competenti, ed i cui nomi saranno resi noti quanto prima. Tali soggetti, infatti hanno falsificato documentazioni, prodotto crediti inesistenti, al solo fine di rubare denaro alle due società».
La Trapani Shark Srl sta preparando unamemoria difensiva da portare al Tribunale Federale, in cui, come per le rondinelle, vuole dimostrare di essere “in buona fede” e vittima di una truffa probabilmente molto più estesa e ramificata.

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