Brescia, terrorismo internazionale: resta in cella l’aspirante jihadista

Rachid Karroua, operaio marocchino di 46 anni, è stato arrestato la scorsa settimana con l'accusa di auto addestramento con ad attività con finalità di terrorismo. In casa materiale e proclami sulla "guerra santa".

Brescia. Resta in carcere Rachid Karroua, operaio marocchino di 46 anni, cittadino italiano da una decina d’anni, residente a Barghe, in Valsabbia, arrestato una settimana fa con l’accusa di terrorismo internazionale di stampo jihadista.
Così ha stabilito il Gip di Brescia dopo il colloquio di garanzia che si è svolto a Canton Mombello. Per il giudice delle indagini preliminari, Karroua avrebbe «subìto una progressiva radicalizzazione passando dalla raccolta di informazione all’adesione alla propaganda terroristica».
L’uomo, di origine marocchina, sposato e padre di cinque figli, deve rispondere di auto addestramento con ad attività con finalità di terrorismo, e viene inquadrato come «personalità dalle posizioni estremamente radicali e con una ideologia intrisa di finalità fortemente violente, in nome del jihad».

Carcere Canton Mombello

Il 46enne avrebbe fatto parte di gruppi social su Whatsapp e Telegram affiliati al terrorismo islamico. Nel suo garage la Digos ha trovato numerosi fogli contenenti messaggi inneggianti al jihad, oltre alla scritta, in arabo, sul muro «Allah è grande».
L’uom, durante l’interrogatorio di garanzia ha ammesso di essere entrato nei gruppi (a cui si aderisce tramite invito), ma di averlo fatto per curiosità. Una versione che, però, sarebbe in contrasto con la documentazione trovata e con le posizioni radicalizzate espresse dall’uomo sui social.
E sulla ricerca internet per costruire artigianalmente una pistola, l’operaio di Barghe ha ammesso di averla fatta ma solo perchè gli sarebbe servita per proteggere i figli durante le uscite nei boschi. Spiegazione ritenuta inverosimile dal Gip che infatti ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’uomo.
I legali del 46enne hanno annunciato il ricorso al tribunale della libertà.

 

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