Omicidio Ziliani, le confidenze di Mirto al compagno di cella

Il racconto delle fasi del delitto dell'ex vigilessa di Temù al compagno di detenzione sono state determinanti per "incastrare" il "trio criminale".

Brescia. Dettagliato ed agghiacciante. E’ il racconto che Mirto Milani, il 28enne accusato, insieme con le sorelle Silvia e Paola Zani, avrebbe fatto al compagno di cella, raccontando come “il trio criminale“, così come è stato ribattezzato dagli inquirenti, avrebbe ucciso l’ex vigilessa 55enne di Temù, Laura Ziliani, madre delle due ragazze.

Una serie di confidenze che, come riporta Il Giornale di Brescia, sarebbero avvenute dietro le sbarre durante i mesi in cui i due hanno condiviso gli angusti spazi del carcere e che hanno portato alla successiva confessione di Milani, messo alle strette a seguito delle intercettazioni ambientali avvenute proprio a Canton Mombello.

Il compagno di cella, un 50enne, venuto a conoscenza del motivo dell’incarcerazione del giovane, è riuscito a guadagnarsi la sua fiducia con l’obiettivo non di ottenere vantaggi personali, ma perchè considerava aberrante quanto commesso dai tre ragazzi.
Dopo avere fornito tre versioni diverse sulla morte della Ziliani (Mirto innocente e vittima di un errore giudiziario, quindi l’ex vigilessa sarebbe stata trovata morta dalle figlie che, prese dal panico, l’avrebbero seppellita, infine un tentativo di difesa del terzetto dalla stessa 55enne che avrebbe voluto avvelenarli), Milani ha poi raccontato al compagno di detenzione quello che poi ha riferito agli inquirenti durante le prime ammissioni di responsabilità.

Laura Ziliani sarebbe stata prima stordita con dei dolcetti preparati in casa dalle figlie ed imbottiti di benzodiazepine, quindi, poichè era rimasta solo fortemente intontita, l’avrebbero soffocata con un sacchetto di plastica, legandolo al collo con un laccio e una parte di prolunga. L’hanno quindi spogliata e rivestita con biancheria intima particolare, tale che facesse pensare ad un incontro amoroso, l’hanno truccata e le hanno fatto indossare gli orecchini (uno degli elementi che poi ha permesso il riconoscimento del cadavere), quindi l’hanno avvolta come una mummia e trasportata nel bagaglio dell’auto nel bosco: Mirto guidava a fari spenti e le due sorelle lo precedevano con le torce. Scartata l’ipotesi di posizionarla nella buca precedentemente scavata poichè il terreno era troppo duro, hanno poi deciso di inumarla nel luogo in cui è stata ritrovata tre mesi dopo.

Hanno quindi coperto il cadavere con la malta, che ne ha rallentato la decomposizione, e hanno poi dato vita alla messinscena della scomparsa della donna, comprensiva del ritrovamento degli scarponi di Laura in due momenti distinti.
Milani, descritto come una persona molto colta e religiosa dal compagno di detenzione, nonchè legatissimo alla propria madre, ha anche avanzato il dubbio che la Ziliani fosse ancora viva quando l’hanno seppellita.

La testimonianza del detenuto compagno di cella del 28enne si è rivelata fondamentale anche per suffragare l’ipotesi della premeditazione: lo psicofarmaco era stato prelevato da Silvia, che lavorava in una casa di riposo, a più riprese, per non destare sospetti e Mirto avrebbe anche ammesso che il piano omicidiario era già stato pensato nel 2020 ma che non era stato attuato per difficoltà pratiche.

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