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Strage Cottarelli, morto in carcere Vito Marino

L'uomo stava scontando una pena definitiva all'ergastolo per l'omicidio, avvenuto nel 2006 a Urago Mella, di Angelo, Marzenna e Luca, il figlio 17enne della coppia.

(red.) È morto  Vito Marino, 55 anni, accusato della strage di via Zuaboni a Urago Mella (Brescia), nella quale vennero brutalmente uccisi, nel 2006, l’imprenditore Angelo Cottarelli, la moglie Marzenna Topor e il figlio Luca, di 17 anni. Marino è stato rinvenuto senza vita nella sua cella nel carcere di Torino, dove stava scontando una pena all’ergastolo. 
La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo del 55enne.
Per la strage Cottarelli era imputato anche il cugino Salvatore Marino, protagonista di una complessa vicenda giudiziaria, fatta di condanne, rinvii ed assoluzioni, l’ultima delle quali avvenuta un mese fa, quando l’uomo  è stato assolto dalla Corte di Assise d’Appello.

famiglia cottarelli strage Urago mella

A 15 anni dalla strage che segnò un’estate di sangue nel bresciano, furono infatti sette i delitti con nove vittime avvenuti in poco più di un mese, tra cui quello di Hina Saleem, barbaramente uccisa dai familiari perchè “troppo occidentalizzata” e di Elena Lonati, 24enne uccisa in chiesa dal sacrestano cingalese al culmine di una lite, quelli che sono stati ritenuti gli autori dell’eccidio hanno avuto alterne sorti giudiziarie: 12 i gradi di giudizio per Salvatore Marino, due le condanne in via definitiva, a Vito Marino e Dino Grusovin.

Era il 28 agosto 2006, quando vennero trovati senza vita nella loro villetta a Urago Mella, Marzenna Topor, 41enne di origini polacche, e Luca Cottarelli, 17 anni, uccisi con un colpo di pistola sparato in fronte ed un profondo taglio alla gola.
Ancora in vita, ma in condizioni disperate, Angelo Cottarelli, trovato con un profondo taglio alla gola ed una ferita da arma da fuoco alla testa, il quale morì poco dopo i soccorsi. Si scoprì che l’uomo, che aveva precedenti per truffa ed affari poco leciti, aveva assistito alla morte di moglie e figlio, mentre era legato ad una sedia, la stessa su cui venne rinvenuto oramai in fin di vita.

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Le indagini, dopo un avvio difficile, imboccarono poi la pista siciliana che portò ai due cugini Vito e Salvatore Marino, 40 e 46 anni, legati dall’omonimo clan mafioso del trapanese. Coinvolta nelle indagini anche una terza persona, di cui inizialmente non vennero diffuse le generalità,: si trattava del sedicente architetto triestino Dino Grusovin, condannato a 20 anni di carcere, con sentenza passata in giudicato. L’uomo, per gli inquirenti, avrebbe svolto il lavoro di “contabile” per i cugini trapanesi.
Alla base del triplice omicidio, infatti, ci sarebbe stato un giro di fatture false da 12 milioni di euro. Una truffa ai danni della Regione Sicilia e del Ministero delle Attività Produttive di cui avrebbero beneficiato le aziende agricole intestate ai due trapanesi.
Cottarelli sarebbe stato coinvolto in un giro di fatture false e gonfiate: soldi che i due uomini di Paceco volevano riscuotere dall’imprenditore 56enne.
A guidare le indagini sulla strage di via Zuaboni fu, all’epoca, il procuratore Giancarlo Tarquini, recentemente scomparso all’età di 82 anni.

 

 

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