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Temù, i tre indagati in attesa dell’interrogatorio dal Gip

Martedì i tre saranno davanti al giudice per l'interrogatorio di garanzia. Gli inquirenti al lavoro per capire come Laura Ziliani sia stata uccisa: stordita e poi soffocata?

(red.) Compariranno martedì davanti al Gip di Brescia per l’interrogatorio di garanzia, Silvia e Paola Zani e Mirto Milani, il “trio criminale” arrestato con l’accusa di avere ucciso e occultato il cadavere di Laura Ziliani, la ex vigilessa 55enne scomparsa e poi ritrovata cadavere a Temù.

I tre sono stati arrestati all’alba di venerdì dai carabinieri e tradotti in carcere: Paola e Silvia, figlie della Ziliani, a Verziano, mentre il fidanzato di Silvia, la maggiore, ma anche amante della sorella minore Paola, Mirto Milani, è rinchiuso al Nerio Fischione.

Davanti al giudice per le indagini preliminari i tre arrestati potranno fornire la propria versione dei fatti, ma, anche, avvalersi  della facoltà di non rispondere.

Il focus degli inquirenti che hanno costruito un quadro indiziario a loro carico si basa  sia sulle testimonianze raccolte dalle figlie, sia sulle intercettazioni, sia sulla denuncia di un residente che avrebbe visto Silvia ed il fidanzato nascondere una delle scarpe della vittima nel bosco poco prima del ritrovamento della stessa calzatura, sia sull’esame tossicologico effettuato sulla salma che ha rilevato la presenza di sostanze stordenti, benzodiazepine, che potrebbero avere contribuito alla morte dell’ex vigilessa.

L’ipotesi è che la Ziliani possa essere prima stata stordita con gli psicofarmaci, poi soffocata e quindi trasportata in un posto in cui il cadavere è rimasto per diverso tempo, prima di essere scoperto, esattamente tre mesi dopo la scomparsa della donna, a fianco della pista ciclabile di Temù.

Ancora diversi i nodi da sciogliere, in un caso che si presenta complesso: le due ragazze, insieme con il fidanzato-amante di entrambe, avrebbero ucciso la madre per poter gestire in autonomia il patrimonio immobiliare che condividevano con la 55enne, come l’edificio di via Ballardini a Temù che, secondo la Procura di Brescia, sarebbe stato il teatro dell’omicidio. Per gli inquirenti, le due figlie di Laura (che ha anche una terza figlia, affetta da disabilità cognitiva e che viveva con lei a Brescia) avrebbero voluto trasformare l’abitazione del paese camuno in una struttura ricettiva, ma la madre non aveva ancora dato il proprio benestare. Da qui, secondo l’accusa, il movente che avrebbe spinto il terzetto a pianificare la morte della 55enne.

Al centro della vicenda anche il ruolo del 27enne Mirto Milani, da una decina d’anni fidanzato con Silvia, la maggiore delle sorelle, ma che intratteneva una relazione anche con la figlia più piccola della ex vigilessa, Paola, 19 anni.

Il ragazzo, in una telefonata con un amico, aveva detto che probabilmente la Ziliani, con la quale pare ci fossero screzi legati all’ingerenza di Milani nelle faccende patrimoniali della famiglia di Laura, aveva trasferito del denaro su un altro conto e si sarebbe allontanata, senza dare più notizie di sè, per “fare la bella vita”, adducendo il fatto che la donna avesse contratto debiti.

E’ emerso anche che Laura Ziliani, quell’8 maggio, vigilia della festa della mamma e giornata in cui è misteriosamente scomparsa, aveva declinato un invito ad una passeggiata in montagna con il gruppo di amici dediti allo scialpinismo, proprio per stare con le figlie, che già si trovavano a Temù.

 

 

 

 

 

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