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Agnosine, Giuseppina ha tentato di difendersi

I segni sulle mani e sulle braccia emersi dall'autopsia sul corpo della donna uccisa lunedì mattina dal marito, indicano un disperato tentativo di sottrarsi alla violenza del suo aggressore.

(red.) Sulle mani e sulle braccia i segni di una disperata difesa dalle coltellate che l’hanno uccisa.
Dall’esame autoptico effettuato sul corpo di Giuseppina Di Luca, la 46enne di Agnosine, colpita a morte dal marito Paolo Vecchia, da cui si stava separando, emerge la dinamica della violenta aggressione alla donna, strappata all’affetto delle due figlie e da quello di familiari ed amici.

Vecchia, 52 anni, originario di Pavone, da 26 anni sposato con Giusy, originaria di Bione, da 30 viveva con la compagna a Sabbio Chiese, nel bresciano, ma, da un mese, secondo i racconti degli amici, era tormentato dalla decisione della moglie di separarsi. La donna, infatti, da poco si era trasferita ad Agnosine con la figlia minore di 21 anni, lasciando il tetto coniugale. Una decisione che Vecchia, operaio in un’acciaieria di Odolo, non aveva digerito e che lo avrebbe portato a covare un forte risentimento contro la ex moglie, arrivando a seguirla e pedinarla, per studiarne i movimenti.

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Lunedì mattina il tragico epilogo: l’uomo si è presentato nella nuova dimora di Giuseppina e l’ha affrontata sulle scale, colpendola ripetutamente al collo, al tronco e all’addome, con un coltello a serramanico e un pugnale, poi consegnati ai carabinieri di Sabbio Chiese dove il 52enne si è costituito subito dopo avere ucciso la donna. Quindi si è chiuso in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

La salma di Giuseppina, dopo l’esame autoptico effettuato nella giornata di martedì presso l’Istituto di Medicina legale degli Spedali di Brescia, è stata restituita alla famiglia per l’ultimo saluto.

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I sindaci dei comuni di Agnosine e di Sabbio Chiese hanno esposto le bandiere a mezz’asta e hanno annunciato che, nel giorno del funerale, sarà indetto il lutto cittadino.

Intanto, nella mattinata di mercoledì, Vecchia è atteso davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia in carcere a Brescia: l’accusa, pesantissima, è quella di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione. Ad assistere il 52enne l’avvocato di fiducia Roberto Lancellotti, che ha già annunciato l’ipotesi di richiedere una perizia psichiatrica per il suo assistito.

 

 

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