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Desirée, “Il caso non è ancora chiuso”

Per la famiglia Piovanelli la verità sulla morte della figlia 14enne, uccisa nel 2002, non sarebbe ancora venuta a galla.

(red.) Non è ancora chiusa la vicenda legata alla morte di Desirée Piovanelli, la 14enne uccisa nel settembre 2002  Leno, nella cascina Ermengarda.
Se il gip ha archiviato la richiesta della famiglia di un’inchiesta bis sull’omicidio della ragazzina, tuttavia non ha disarmato Alessandro Pozzani e Cesare Gualazzini, i difensori di Maurizio Piovanelli, i quali, sebbene non possano impugnare la decisione del magistrato, hanno dichiarato l’intenzione di proseguire perchè sia fatta luce su un caso che presenterebbe ancora molti lati scuri.

Il fatto che il gip non abbia disposto la distruzione dei reperti di Dna, di tipo maschile,  trovati sul retro e su una delle maniche del giubbotto di Desirèe, e mai attribuiti ad alcuno, lascia aperto uno spiraglio per una futura, possibile, riapertura dell’inchiesta.
Nell’ordinanza infatti viene scritto, come hanno illustrato i legali in una conferenza stampa nella giornata di martedì 17 agosto, che il magistrato “dispone il mantenimento in sequestro del profilo di dna ignoto(…) nella possibile sopravvenenza di ulteriori elementi”. Una speranza, quella che emergano ulteriori elementi utili alla ricostruzione del caso, cui la famiglia Piovanelli, a quasi 20 anni di distanza dai fatti, si aggrappa con forza.

Per il padre di Desirée, infatti, sarebbero coinvolte altre persone, come appunto dimostrerebbero quelle tracce di Dna di ignoto trovate sui vestiti della figlia e, anche, la convinzione che a Leno ci fosse un giro di prostituzione minorile, come molte voci, all’epoca, riportavano in paese.
Tuttavia, come hanno sottolineato gli avvocati, chi sa qualcosa potrebbe avere il timore di interfacciarsi con le autorità e venire coinvolto in un caso giudiziario importante.

Per il papà della 14enne, infatti, non tutta la verità sarebbe ancora venuta a galla: per l’omicidio della figlia sono state condannate quattro persone: tre minorenni all’epoca dei fatti (i quali hanno già scontato la pena e sono tornati in libertà) ed un adulto, ancora in carcere, e che ha annunciato di voler chiedere la revisione del processo.
Per i legali di Piovanelli, ci sarebbero alcuni elementi che non tornano: ad esempio, l’ora in cui Desirée sarebbe uscita di casa, fissata dagli inquirenti alle 15,30, un’ora più tardi di quanto ha sempre indicato il padre. Sessanta minuti di “buco” che avvalorerebbero la tesi dei legali che manchi ancora qualche pezzo al puzzle sulla tragica vicenda.

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