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Neo asportato, chirurgo di Manerbio finisce in carcere con il santone

Il medico Paolo Oneda è stato arrestato all'uscita dall'ospedale di Manerbio. A suo carico un'altra indagine.

(red.) Non solo l’arresto per omicidio volontario con dolo eventuale, ma anche un’altra indagine a suo carico, insieme a una psicologa bresciana, per violenza sessuale e circonvenzione d’incapace. Nella giornata di ieri, martedì 20 aprile, il medico chirurgo dirigente all’ospedale di Manerbio Paolo Oneda, di 47 anni, è stato arrestato proprio all’uscita della struttura dopo il turno di notte. Ed è stato trasferito in carcere come il santone Paolo Bendinelli, 69 anni e riferimento del centro Anidra di Borzonasca, in Liguria.

Per entrambi gli arresti sono scattati su disposizione del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Genova. L’indagine che ha portato agli arresti riguarda il decesso, lo scorso ottobre, della 40enne Roberta Repetto. Su un tavolo in cucina nel centro olistico il medico operativo a Manerbio le aveva asportato un neo sanguinante dalla schiena senza alcuna terapia o diagnosi. E alla comparsa di un primo e di un secondo linfonodo le avevano “prescritto” solo meditazione e tisane zuccherate, come si legge nell’ordinanza di arresto.

La donna operata, che aveva accettato di essere coinvolta nelle attività di quel centro, era stata poi condotta all’ospedale San Martino di Genova dove perse la vita. Ma come detto, Paolo Oneda e Paolo Bendinelli, insieme alla psicologa bresciana Paola Dora, di 40 anni, sono indagati anche per la violenza sessuale e circonvenzione d’incapace. Si tratta di un’inchiesta avviata nel 2019 dopo che una famiglia di una ragazza bresciana aveva denunciato il fatto che la propria figlia fosse stata plagiata per essere portata al centro Anidra e costretta a subire rapporti sessuali.

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