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Maxi frode fiscale nel commercio di minerali, coinvolte sei società bresciane

E' coinvolta anche la nostra provincia nell'operazione "Metal Ghost" messa in atto ieri dalla Guardia di Finanza.

(red.) Nelle ore precedenti a martedì 20 aprile la Guardia di Finanza di Livorno ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Napoli, su richiesta della procura napoletana, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di liquidità e altri beni nella disponibilità di quattro indagati, per un valore complessivo pari a oltre 36 milioni di euro imposte evase. All’esecuzione dei sequestri patrimoniali hanno collaborato i reparti della Guardia di Finanza di Napoli e di Milano. È l’esito dell’operazione “Metal Ghost” che ha consentito di sequestrare conti correnti, partecipazioni societarie (anche nel bresciano), immobili e automezzi nei confronti dei responsabili di una maxi frode fiscale nel settore del commercio all’ingrosso di minerali metalliferi e metalli ferrosi.

Le indagini, condotte dalla compagnia della Guardia di Finanza di Piombino con quelle di Livorno e dirette dalla procura di Napoli hanno fatto emergere l’esistenza di un sodalizio criminale campano principalmente operante su Napoli, Livorno e Milano, che aveva ideato e messo in opera un complesso sistema fraudolento, ora smantellato, finalizzato alla commissione di frodi fiscali transnazionali. Gli indagati hanno realizzato un enorme giro di fatture false, del valore medio di circa 1 milione ciascuna, relative a operazioni di vendita, acquisto e trasporto via gomma e mare di metalli del tutto inesistenti per un importo complessivo di oltre 760 milioni di euro, evadendo l’Iva per 33 milioni di euro e l’Ires per 3 milioni di euro.

Per realizzare queste frodi il consorzio criminale si è avvalso di 62 società (sei bresciane), di cui 48 italiane e 14 estere, senza disporre di magazzini né di strutture logistiche proprie ricollegabili a traffici con miniere. È stato calcolato che, in base alle fatture, gli indagati avrebbero dovuto movimentare oltre 23 mila tonnellate di minerali. Secondo quanto ricostruito, sul territorio dell’Unione europea era stato costituito un gruppo di imprese “fantasma” a supporto dei quali tuttavia gli investigatori non hanno trovato idonea documentazione né adeguate movimentazioni finanziarie. E una di queste era stata costituita a seguito del furto di identità di un ignaro cittadino di Formia.

I principali attori del consorzio criminale sono quattro uomini di origini partenopee, due dei quali di 49 e 58 anni residenti in Svizzera, incaricati della gestione occulta della società capofila, un commercialista di 57 anni che curava gli aspetti tecnici e amministrativi e un “esperto del settore” di 66 anni nel milanese operante quale imprenditore nei rapporti con i terzi. Tra le realtà bresciane coinvolte ci sono due in città, a Roncadelle, Paitone, Torbole Casaglia e Rodengo Saiano.

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