Carte clonate, truffe informatiche e di immigrazione: 2 bresciani in vetta

Presi un milione a 200 correntisti ignari. Rivenduta merce acquistata online. Anche permessi di soggiorno irregolari.

(red.) Non solo frodi informatiche, ma anche meccanismi illegali connessi all’immigrazione. Ieri, mercoledì 17 febbraio, al comando provinciale dei carabinieri di Brescia sono stati presentati i dettagli dell’operazione che ha portato a emettere nove ordinanze di custodia cautelare tra Brescia e Milano. E si è anche scoperto il meccanismo che ha visto la presunta associazione a delinquere entrare in campo dallo scorso gennaio 2019 fino a giugno del 2020. Attraverso una falsa mail venivano informati diversi cittadini – le vittime – del fatto che i loro indirizzi di posta elettronica certificata stavano per scadere. Così molti hanno risposto, di fatto fornendo le proprie credenziali.

In questo modo la banda è riuscita a impossessarsi di circa un milione di euro prelevandoli dai conti correnti delle 200 persone ignare e addirittura di 10 mila euro in un caso. Questo denaro sarebbe poi stato speso attraverso acquisti online di cellulari, televisori, computer e altri strumenti. Questa stessa merce veniva poi ceduta a prestanome e aziende inventate per rimettere in vendita i prodotti a prezzi bassi tra Brescia e Milano. Mentre altro denaro finiva su conti correnti aperti all’estero, tra Croazia e Paesi Bassi. I carabinieri, tramite la procura di Brescia che ha indagato, sono riusciti a notificare otto dei nove arresti (uno è ricercato), di cui cinque in carcere e quattro ai domiciliari.

40 sono gli indagati in tutto nell’ambito della presunta associazione finalizzata a commettere delitti informatici e autoriciclaggio. Secondo l’accusa, a capo di tutto ci sarebbero due bresciani, mentre si è scoperto che due dei componenti percepivano il reddito di cittadinanza senza averne titolo. L’operazione di ieri ha portato anche al sequestro di 60 cellulari, 5 orologi, 20 tablet, 11 computer, 37 televisori e una Mercedes del valore totale di 200 mila euro e dati ai titolari dei conti correnti rimasti vittime. Ma come detto, non si parla solo di frodi informatiche. La banda, infatti, era riuscita a reclutare finti datori di lavoro pagando dai 3 ai 5 mila euro per consentire di far ottenere il permesso di soggiorno a circa venti cittadini stranieri. Peccato che uno degli indirizzi delle presunte aziende di lavoro portasse al carcere di Canton Mombello a Brescia.

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