Farmaci letali a pazienti Covid, primario del Ps di Montichiari si difende

Carlo Mosca da ieri mattina ai domiciliari. Tra le chat degli infermieri: "Vuole ucciderli per liberare posti letto".

(red.) Ci sono elementi molto pesanti nell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari notificata ieri mattina, lunedì 25 gennaio, al primario del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari, nella bassa bresciana, Carlo Mosca, 47 anni. Il professionista è accusato di duplice omicidio aggravato e di falso in atto pubblico per aver somministrato dei farmaci anestetici ad alcuni pazienti che si trovavano ricoverati lo scorso marzo 2020 nei letti dell’ospedale, nel periodo della prima grande ondata di Covid-19. I pazienti che avevano contratto il virus e avevano avuto bisogno del ricovero in ospedale sarebbero stati sottoposti a quel farmaco che nell’arco di poche ore li ha portati alla morte.

Un’accelerazione improvvisa nella gravità anche agli occhi degli infermieri che assistevano quei pazienti. E ieri mattina i carabinieri del Nas di Brescia hanno raggiunto Mantova per notificare al medico l’ordinanza firmata dal giudice delle indagini preliminari Angela Corvi. Come si legge nella stessa ordinanza, quei farmaci potevano essere sottoposti solo ai pazienti che avrebbero avuto bisogno di essere intubati, ma in quei giorni non c’erano stati quei tipi di trattamenti. Tanto che circa un mese dopo quelle due morti – le vittime sono Natale Bassi di 61 anni e Angelo Paletti di 79 – un infermiere dell’ospedale aveva presentato un esposto ai carabinieri. E da lì è scattata l’indagine che ha fatto finire nel mirino le morti di quattro pazienti.

Tre di loro sono stati riesumati e in due di loro era presente quel farmaco contestato. E la conferma è arrivata dall’Università di Padova alla quale la procura di Brescia si è rivolta come consulente. E nell’indagine non mancano nemmeno le dichiarazioni di alcuni infermieri ritenute pesanti sul conto del primario del pronto soccorso. Oltre all’omicidio aggravato, come detto, il medico è accusato di falso in atto pubblico perché non avrebbe indicato nelle cartelle cliniche dei pazienti deceduti l’uso di quei medicinali. Nella stessa ordinanza il giudice fa anche riferimento al fatto che Carlo Mosca fosse consapevole di quello che stava facendo, ma non è chiaro se per pietà o per il consenso da parte degli stessi pazienti. E non è escluso che l’uomo si sia voluto “liberare” di posti letto in un momento che era molto drammatico e liberando anche energie umane dei colleghi.

Tuttavia, come è emerso da alcune chat tra infermieri, c’è chi scrive “io non ci sto ad uccidere pazienti solo perché vuole liberare dei letti” e chi lo definisce “un pazzo“. Così ieri sono scattate le manette e i domiciliari per il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Tuttavia, il diretto interessato ieri si è difeso nel primo colloquio con i suoi avvocati e dicendo di non aver mai somministrato quei farmaci. Ora attende di essere interrogato. Carlo Mosca era tornato all’ospedale di Montichiari nel 2017 prima di diventare l’anno successivo al capo del pronto soccorso. Laureato in Medicina a Brescia nella cui provincia ha svolto diverse mansioni – anche quella di emergenza e urgenza – è originario di Cremona, ma abita a Mantova dove da ieri si trova ai domiciliari.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.